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Neurologi non in fuga: il convegno dei ricercatori che studiano il cervello in Italia

A Milano 50 di loro si raccontano sabato 15 marzo e domenica 16, in occasione del BrainForum 2014. In questa branca della medicina, il nostro Paese si colloca "al quarto posto per produzione scientifica dopo Usa, Giappone e Germania"
Neurologi non in fuga: il convegno dei ricercatori che studiano il cervello in Italia
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Si occupano di neurologia e hanno deciso di farlo nei laboratori italiani, senza andare all’estero. Magari con qualche difficoltà in più nella caccia ai finanziamenti, ma con risultati che collocano la neurologia tricolore “al quarto posto per produzione scientifica dopo Usa, Giappone e Germania“, segnala Giancarlo Comi, presidente uscente della Società italiana di neurologia. A Milano 50 di loro si raccontano sabato 15 marzo e domenica 16, in occasione del BrainForum 2014, organizzato da BrainCircleItalia e ospedale San Raffaele di Milano. L’iniziativa, alla quarta edizione, è realizzata con il sostegno di Novartis, main sponsor, e il patrocinio del Comune di Milano nell’ambito del programma ‘Primavera di Milano’, in concomitanza con la mostra ‘Brain’ al museo di Storia naturale.

Chi sono gli uomini d’oro della neurologia italiana? Fra i ricercatori che condivideranno le loro esperienze con i milanesi c’è Giorgio Metta dell’Istituto italiano di tecnologia di Genova, uno dei papà del ‘robot cucciolo’, “creatura tutta italiana che – spiega Viviana Kasam, presidente di BrainCircleItalia e ideatrice del BrainForum – ha le capacità di un bambino di 3 anni e viene ‘nutrito’ con software da tutto il mondo”. C’è Alessandro Cellerino, lo scienziato che studia l’invecchiamento lampo dei pesci del Mozambico, un concentrato in pochi mesi della parabola della vita, utile a comprendere i meccanismi che guidano il declino del cervello. E ci sono anche i nomi di spicco della ‘scuola milanese’, da Comi che è direttore dell’Istituto di neurologia sperimentale (Inspe) dell’Irccs San Raffaele a Nereo Bresolin, direttore del Centro Dino Ferrari per la diagnosi e la cura delle malattie neuromuscolari; da Vania Broccoli dell’Unità cellule staminali e neurogenesi del San Raffaele, al lavoro su una terapia rigenerativa per il Parkinson, a Vincenzo Silani dell’Istituto auxologico italiano di Milano con i suoi studi sulla Sla. Sabato, in particolare, ci sarà uno spazio dedicato proprio a ‘Milano capitale del cervello’.

I protagonisti dell’evento, che ha ricevuto l’Alto patronato del Presidente della Repubblica italiana, saranno dunque i ‘Brain in Italy’, camici che giocano in casa. Il Festival sarà ospitato in tre sale del Teatro Franco Parenti: si alterneranno dibattiti a lezioni magistrali, spettacoli e intrattenimento a relazioni scientifiche. ‘Fil rouge’ la ricerca sul cervello. Per un programma che, assicura Kasam, “punta ad attirare giovani e famiglie. Per questo è stato scelto il fine settimana”. Il viaggio fra gli scienziati di talento al lavoro nel Paese contribuirà a spiegare ai non addetti ai lavori quello che in un articolo apparso qualche mese fa sul sito del Cnr francese è stato definito il ‘paradosso italiano’: la contraddizione fra le risorse a disposizione della ricerca, significativamente ridotte a confronto di quelle a disposizione di altri Paesi industrializzati, e la produzione tricolore in termini di pubblicazioni scientifiche, fra le più prolifiche nel mondo.

I numeri? L’Italia, secondo quanto riportato nell’articolo, ha in media solo 3,4 ricercatori ogni mille impiegati rispetto a una media francese di 8,2. Eppure, fra il 1998 e il 2008 ha prodotto 371.205 pubblicazioni scientifiche, mettendo il Paese all’ottavo posto nel mondo e quarto in Europa. Tre film cult (‘Arrugas‘ sul tema dell’Alzheimer, ‘Strange days‘ sulle manipolazioni del cervello e ‘Il Mondo dei robot‘) saranno commentati da scienziati specializzati nei relativi campi di ricerca. Tre spettacoli teatrali (‘Identità‘, ‘Peperoni difficili’, ‘Sono solo animali‘) daranno il là a dibattiti con i ricercatori. E ci saranno anche 4 lezioni magistrali: di Andrea Moro professore di linguistica dello Iuss di Pavia, Giacomo Rizzolatti dell’università di Parma noto per gli studi sui neuroni specchio, Elion Vaadia dell’università di Gerusalemme e Amir Amedi che mostrerà in anteprima un’app che consente di ‘vedere’ colori e forme attraverso la musica. Durante la sua presentazione (il 16 marzo alle 12.30) sarà possibile scaricarla sugli smartphone, per provare a ‘vedere con le orecchie’.

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