Era il 3 maggio di quattro anni fa. Alice Cavrioli, allora tredicenne, viene trovata stesa a terra con il corpo insanguinato nel cortile del condominio dove vive, a Castiglione Mantovano. Le sue condizioni sono disperate e immediatamente precipita in uno stato di coma che lascia poche speranze. Il caso viene archiviato come tentato suicidio. Secondo le ipotesi investigative, Alice avrebbe cercato di farla finita gettandosi dalla finestra della propria stanza. Oggi però la procura di Mantova ha dovuto riaprire quel caso, perché la ragazza, dopo anni di terapie psicofisiche, ha iniziato a ricordare, a sprazzi, quel maledetto 3 maggio 2010: “Sono stata investita da un’auto che poi è fuggita”, ha dichiarato la 18enne alla Gazzetta di Mantova.

Alice ancora si esprime a fatica, ma aiutandosi con penna e fogli di carta sta spazzando via la parola “tentato suicidio” dai documenti della procura. Disegna un’auto scura, sarebbe quella dell’investitore. Ma sulla vicenda c’è un certo riserbo. Forse perché, almeno a giudicare dalle parole della ragazza riportate dal quotidiano locale, la soluzione al caso non sembra lontana: “So chi mi ha investito con l’auto – ha detto Alice, che tuttora è costretta a vivere su una sedia a rotelle per le gravi lesioni riportate – ma non posso fare il suo nome. Risvegliandomi dal coma i ricordi si sono fatti sempre più nitidi. C’è voluto del tempo, ma con l’aiuto dei medici sono riuscita a ricostruire l’accaduto”.

A riguardare bene alcuni particolari della vicenda, qualche dubbio che potesse trattarsi di tentato suicidio poteva nascere dal fatto che il corpo della ragazza è stato rinvenuto a quattro metri e mezzo di distanza dalla finestra della sua stanza da letto posta al secondo piano. Da dove Alice si sarebbe gettata. La madre della ragazza racconta che, quando le condizioni della figlia sono iniziate a migliorare, le ha espressamente chiesto se avesse avuto intenzione di togliersi la vita, ma lei ha sempre negato.

L’11 settembre Alice viene dimessa dall’Unità spinale dell’ospedale Niguarda di Milano, perché manifesta il desiderio di andare a scuola. Vuole un po’ di normalità, ma prima vorrebbe riempire un vuoto del passato. Non riesce a ricordare con precisione come sia finita su quella sedia a rotelle e la cosa la tormenta. Per questo è proprio lei a chiedere l’intervento di una neurologa del Niguarda che, con pazienza, l’aiuta a ricordare quei tragici momenti che hanno cambiato per sempre la sua vita. 

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