“Se si trattava di un mazzo di fiori non si sarebbe scandalizzato nessuno”. Parola di Pius Leitner, capogruppo al consiglio provinciale di Bolzano dei Freiheitlichen, formazione della destra tedesca indipendentista e principale partito di opposizione nel parlamentino autonomo. Ma al posto della ricevuta del fiorista, la Guardia di Finanza ha trovato uno scontrino da 65 euro emesso da un sexy shop. Così nel già lungo elenco di bizzarrie acquistate dai consiglieri a spese nostre fa la sua comparsa anche il dildo.

Dopo il Corriere dell’Alto Adige, che diffuso in anteprima la notizia dello scandalo a luci rosse, anche ilfattoquotidiano.it ha potuto visionare lo scontrino incriminato emesso il 16 maggio 2010 dalla Beate Uhse, celebre catena internazionale di sex toys che ha un negozio in città proprio a pochi passi dal palazzo della Provincia: 24 euro e 92 per un “vibratore toy”, “daring scala da due” (biancheria erotica) e un non meglio precisato “articolo scherzo”.

Il punto però non è la tipologia di acquisto effettuato, ma il fatto che secondo gli investigatori il gruppo consiliare ha inserito la ricevuta nelle voci di spesa da rimborsare con il denaro pubblico. Come il Fatto ha già scritto, le Fiamme Gialle hanno trovato la ricevuta incriminata lo scorso 24 gennaio, durante un blitz nella sede dei Freiheitlichen nell’ambito dell’indagine sui bilanci dei gruppi consiliari della provincia autonoma. L’inchiesta della procura di Bolzano, va precisato, al momento è un “modello k”, senza indagati e senza notizie di reato, ma, essendo solo nella sua fase iniziale, al momento non si possono escludere nuovi e clamorosi sviluppi.

Per il momento rimane solo il comprensibile imbarazzo di una formazione politica famosa per la sua intransigenza nel fustigare il malcostume, secondo loro, tutto italiano. “No ai parassiti sociali”, recita il manifesto dei Freiheitlichen, partito gemello degli xenofobi dell’Fpo dello scomparso Jörg Haider. E ora sarà difficile spiegare al proprio elettorato come mai a qualcuno dei sei consiglieri sia saltato in mente di farsi restituire i soldi spesi per l’acquisto di un vibratore. E le reazioni dei suoi maggiorenti confermano lo stato confusionale generato dal sexy-scandalo. La presidente Ulli Mair sostiene che l’acquisto “un po’ spinto” è stato fatto come regalo di compleanno per un collega “un po’ mattacchione”, ma subito dopo il capogruppo Leitner ha precisato che il suo partito non abbia “mai utilizzato i fondi pubblici in maniera contraria alla legge”. Questo lo chiariranno i sostituti procuratori Giancarlo Bramante e Igor Secco, quando i militari gialle consegneranno loro l’informativa che stanno redigendo. Nel frattempo il procuratore capo di Bolzano Guido Rispoli ha voluto rispondere alle polemiche della prim’ora di chi parlava di fuga di notizie: “Le carte che giustificano l’autocertificazione dei soldi spesi dai gruppi sono documenti pubblici”.

E c’è di più perché la notizia dei rimborsi hot deflagra in un clima già surriscaldato dallo scandalo delle pensioni d’oro infliggendo un’ulteriore mazzata alla credibilità della politica sotto le Dolomiti: una “kasta” che dimostra di non essere poi così diversa da quella della tanto bistrattata Italia. La pensa così Paul Kollensperger del Movimento Cinque Stelle, il consigliere che, in un’inedita battaglia condotta assieme ai giornali locali, è riuscito a far esplodere la notizia dei super-vitalizi per i consiglieri (in carica ed ex) costringendo le istituzioni a rendere pubblica la lista di importi e beneficiari. “Pensiamo di essere moralmente migliori grazie alla nostra autonomia – dice con una punta di rammarico – ma siamo uguali a tutti gli altri”. E poi l’attacco ai colleghi del Freiheitlichen: “Dicono di essere tedeschi nel modo di gestire la cosa pubblica, ma sono più italiani degli italiani”.

di Lorenzo Galeazzi ed Emiliano Liuzzi

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