La pubblicazione della lista con i vitalizi d’oro per i consiglieri regionali del Trentino Alto Adige ha provocato una vera e propria valanga all’ombra delle Dolomiti.

Mentre i partiti sono in subbuglio, con la base che contesta i propri ricchi rappresentanti, la petizione per la “riduzione di stipendi e pensioni ai politici altoatesini” su avaaz.org ha già collezionato 5000 firme.

Una bella grana per i presidenti delle due province autonome, Arno Kompatscher e Ugo Rossi che stanno cercando la via d’uscita per sedare un’indignazione popolare s’ingrossa giorno dopo giorno. “Le cifre diffuse provocano disagio”, ammette il presidente del Trentino scorrendo l’elenco delle generose liquidazioni concesse ai consiglieri (in carica ed ex) della regione a statuto speciale. E le cifre sono da capogiro: 90 milioni di euro per 130 rappresentanti premiati dalla sola anzianità e senza nessun criterio di merito: chi ha collezionato maggiori presenze prende di più arrivando a intascare fino a un milione e mezzo di euro. Un fiume di denaro che ha poco a vedere con le presenze in aula e l’attività politica dei singoli consiglieri, alcuni dei quali non hanno presentato nemmeno un’interrogazione. E così la rabbia popolare è pronta a confluire in una manifestazione davanti al Consiglio provinciale altoatesino in occasione della sua prima sessione di marzo, “per gridare vergogna, vergogna, vergogna, assieme ai cittadini che hanno perso il lavoro”, come dice Maurizio Albrigo della Cisl.

Gli unici che gongolano sono i grillini, protagonisti, in un’inedita alleanza con i giornali locali, della lotta per rendere pubblici nomi e somme. Una battaglia che, grazie a due interrogazioni in consiglio e una serie di articoli sulla stampa, ha spazzato via le resistenze dei palazzi che si trinceravano dietro la protezione della privacy. “Ma è una vittoria amara”, puntualizza il consigliere del Movimento 5 Stelle Paul Köllensperger che annuncia la fase due: “Restituire questo fiume di denaro pubblico ai cittadini e farla finita con le leggi fatte dalla casta solo a proprio uso e consumo”.

Il risultato è che ora tutti i partiti, nessuno escluso, fanno a gara a prendere le distanze da una normativa votata da loro stessi nel settembre 2012 e che, paradossalmente, aveva come scopo di tenere sotto controllo la spesa pubblica. Una delle poche voci fuori dal coro è quella di Mauro Minniti, consigliere provinciale per quattro legislature che si porterà a casa un tesoretto da più di un milione e 300mila euro: “Me li sono guadagnati”, dice al Corriere dell’Alto Adige e derubrica la proposta del Movimento 5 Stelle di destinare quel pentolone d’oro a un fondo per il microcredito come una ragazzata. Ma soprattutto non ci sta a essere giudicato “un parassita” perché chi stava nelle istituzioni per tanti anni “un tempo era visto come una persona rispettabile”.

Ma, con buona pace di Minniti, ora in Giunta regionale si cerca di correre ai ripari cercando di verificare se esistono strumenti normativi in grado di ridurre quanto liquidato. Si stanno valutando anche “leggi retroattive”, come annunciano i due presidenti provinciali Kompatscher e Rossi che, pur avendo ereditato la grana dal precedente governo regionale, sono finiti nella buriana dello sdegno dei loro cittadini. Ammesso però che costituzionalmente si possa fare perché si tratterebbe di una legge retroattiva e già Pierluigi Angeli, presidente dell’associazione che riunisce gli ex consiglieri ha già minacciato ricorsi alla Consulta.

Comunque sia la Südtiroler Volkspartei annuncia una legge entro un mese e il neo-presidente regionale, il trentino Rossi, promette che il caso verrà trattato alla prima riunione del parlamentino del Nord incassando il via libera anche dai partiti di opposizione.

Tutti consapevoli che anche nel territorio più settentrionale dello Stivale la misura è colma e i cittadini sono stufi di vedere la casta arricchirsi con i soldi della politica. La sintesi l’ha fatta il sindaco di Bolzano Luigi Spagnolli: “E’ una vera schifezza”.

di Lorenzo Galeazzi ed Emiliano Liuzzi