Non fosse che il calendario dei seminari in ricordo di Vittorio Grevi, che si terranno all’Università di Pavia, a partire da stasera, al Collegio Ghislieri, dev’essere stato fissato mesi fa, la scelta dei temi che verranno affrontati per fare il punto sull’efficienza del processo penale italiano, potrebbe sembrare una seria, articolata e acuta risposta alle non proposte, o alle pessime premesse, provenienti dalla politica proprio in questi giorni.

Mai sentiti ai seminari, un tempo organizzati dal Professor Grevi e ora dalla sua collaboratrice, la professoressa Livia Giuliani, un intervento meno che dignitoso, neppure da chi lanciava attraverso i giornali e le tv i progetti più criticabili e faziosi. Forse perché l’essere invitati a parlare a Pavia, accanto a relatori preparati e consapevoli, incute un po’ di soggezione e il timore di una figuraccia anche in chi altrove si permette di usare altri argomenti e altri toni.

Custodia cautelare e diritto di difesa”, “Tempi del processo e prescrizione del reato“, “Obbligatorietà dell’azione penale e scelte deflattive”, “Misure di semplificazione del rito tra dibattimento e procedimenti speciali”, “Prospettive di riforma delle impugnazioni penali“: questi i temi delle cinque serate in cui giuristi, avvocati e magistrati cercheranno di individuare, tra “itinerari legislativi e scelte incompiute”, gli interventi veramente necessari a far sì che in Italia il processo penale funzioni e, nel pieno rispetto delle garanzie,  porti un vantaggio alla collettività.

Poi starà a noi fare i debiti confronti con le riforme che la politica vorrà indicare e spetterà a ciascuno di noi capire dove stanno il buon senso e dove la fuffa. Una bussola per orientarsi ce la offrono questi seminari: ne approfittino i lettori del Fatto pavesi e lombardi. Il linguaggio dei relatori non è ostico ed è comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Così aveva voluto Vittorio Grevi, che aveva concepito questi incontri soprattutto per gli studenti.

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