La vere vittime della morte del diciottenne Federico Aldrovandi sono i quattro agenti che lo hanno ucciso. È il concetto che esprime Gianni Tonelli, presidente nazionale del sindacato di polizia Sap. “C’è un accanimento contro gli operatori delle forze di polizia” attacca Tonelli, che parla di “una pelosa macchina del fango che mistifica la realtà dei fatti trasformando, spesso, i violenti in eroi e i poliziotti in delinquenti”.

Difficile non collegare le dichiarazioni del sindacalista di polizia con la manifestazione “#vialadivisa” indetta il giorno prima a Ferrara per chiedere la destituzione dei quattro agenti condannati in via definitiva per l’omicidio colposo del ragazzo. Tonelli parla infatti del prossimo lancio della “campagna ‘#vialamenzogna’ assieme ad altre iniziative che renderemo pubbliche nei prossimi giorni. A fronte delle migliaia di gesti eroici compiuti ogni giorno dai poliziotti sui quali spesso si tace – spiega Tonelli – vi sono pochi casi isolati dove la strumentalizzazione ideologica e mediatica prevale sui fatti”.

Ma il presidente del Sap allarga la controiniziativa anche ad altre vicende simili a quella di Aldrovandi, “che pure rappresenta un caso emblematico e nella quale le vere vittime sono i nostri colleghi. Noi siamo e resteremo sempre dalle parte dei poliziotti accusati ingiustamente, anche occupandoci della loro tutela legale. Oggi siamo pronti a lanciare una campagna nazionale che ha come primo obiettivo quello di difendere le donne e gli uomini in divisa”.

Tonelli era già entrato in passato a gamba tesa nel caso Aldrovandi. Quando ancora i quattro agenti non erano indagati e la versione ufficiale di procura e questura parlava di atti di autolesionismo prima e di overdose poi, l’allora segretario del Sap – era la fine di febbraio del 2006 – si accanì contro “il processo di piazza destinato per sua natura a condannarci prima ancora che potesse iniziare”. Tonelli, in una conferenza stampa indetta ad hoc, si rammaricava di “questa società che non ci merita e non merita il sacrificio delle vite dei nostri colleghi” e affermava che l’autopsia sul corpo del ragazzo (redatta però senza che fosse nota la colluttazione) “dice che la causa della morte non è interconnessa con l’intervento degli agenti”.

Nel mirino del rappresentante del Sap finì anche il precedente sindaco di Ferrara Gaetano Sateriale, reo di aver attaccato l’allora questore Elio Graziano che aveva dato per assodate la ricostruzione dei poliziotti (“Non si può occultare, e non si deve dimenticare com’è morto Federico”, affermò il primo cittadino). “Il sindaco è intervenuto – disse Tonelli – con frasi che non avevano ragione di essere parlando di omertà e ritardi e si è abbandonato a critiche difettando di senso istituzionale”. Le sentenze del caso Aldrovandi e i processi successivi per i depistaggi diedero ragione a Sateriale. Il sindacalista andò oltre, parlando di “sciacallaggio con sfumature politiche ideologiche e culturali”, accennando al provveditore e a due presidi che fecero parlare la madre del ragazzo, Patrizia Moretti, davanti agli studenti.

Tutto perché i contorni dell’evento per Tonelli erano già fin troppo chiari: “quella persona, purtroppo, è morta per l’assunzione di eroina, ketamina e alcool accompagnata da uno stato di fortissima debilitazione”.

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