Enrico Letta l’ha giurato: “Io non voglio galleggiare”. E il governo non galleggia, no, non va né sopra né sotto perché resta immobile. I decreti ci sono, tanti, ampi e pure con l’etichetta per entusiasmare: “Fare Italia”, “Destinazione Italia”. Le intenzioni ci sono e, magia, in pratica non esistono. Perché i ministeri non producono le norme attuative necessarie per applicare le leggi: su 429 provvedimenti previsti soltanto 45 sono in vigore e 58 sono già scaduti, cioè sono carta straccia. La tradizionale scusa, ormai un ritornello, è sempre valida: la burocrazia. Il buco nero con protagonisti più o meno anonimi, fra capi di dipartimento, dirigenti e funzionari, che inghiotte le riforme, i ritocchi e annulla l’efficacia di Palazzo Chigi. Da Mario Monti a Enrico Letta, come ha osservato il Sole 24 Ore di ieri, riportando lo studio sul programma di governo, la situazione è peggiorata. Questa è la conseguenza di una ribellione silenziosa dei vecchi apparati e di un controllo insufficiente dei ministri.

A MAGGIO, poi a giugno e ancora a luglio, Letta ha annunciato le imperdibili occasioni per i giovani. Per smuovere un po’ lo stagno, dove non è salutare galleggiare, l’esecutivo ha pensato di stanziare un capitale, piccole indennità, per la partecipazione ai tirocini formativi e di orientamento. Il Tesoro ha inviato i documenti all’ufficio di competenza, la Ragioneria di Stato, ma il 27 agosto era già scaduto. Com’è scaduto, il 22 di ottobre, lo stanziamento per “mille giovani per la cultura”.

Quante volte s’è proclamata l’emergenza per le piccole e medie imprese? Ma il ministero per lo Sviluppo economico e il Tesoro non sono riusciti a creare il fondo di garanzia. E ancora non sanno, sempre al ministero di Fabrizio Saccomanni, come utilizzare i 20 miliardi per i pagamenti delle pubbliche amministrazioni. Nonostante l’ex direttore generale di Bankitalia abbia smantellato e reinstallato i vertici, la macchina non funziona: su 76 provvedimenti ne hanno emanati 16. Il ministro Maria Chiara Carrozza ha litigato con Saccomanni e impedito che gli insegnanti dovessero restituire dei soldi in busta paga, però non s’intravede il piano triennale per l’assunzione a tempo indeterminato. Non una cosina secondaria. E non facile. Anche perché l’Istruzione e la Cultura non ce le fanno neanche a calcolare i mancati introiti per consentire, come promesso, ai docenti l’ingresso gratuito nei musei.

Il colmo per la burocrazia, ovvio, è non fare nulla per alleggerire la pesantezza della burocrazia. Sta ancora in un cassetto, dunque, il piano nazionale per le zone a burocrazia zero. Un pasticcio. Il ministero di Flavio Zanonato, lo Sviluppo economico, ha risposto che “la norma è complicata da applicare perché sono previste aree esclusivamente non soggette a vincolo paesaggistico, storico e artistico”. Ma rassicurano: è in fase istruttoria. Come la pianta organica per l’esaurimento dei giudici ausiliari. Gli esempi da fare sono 384 come le norme ancora non attuate e le leggi tenute in sospeso o, semplicemente, decadute. La tabella accanto dimostra che l’intero sistema è paralizzato.

E ci sono dei ministeri capaci di non emanare neanche una norma. Coesione Territoriale: 0 su 5. Affari Esteri: 0 su 7. Pubblica Amministrazione: 0 su 8. Giustizia: 0 su 10. Salute: 0 su 16. Beni Culturali: 0 su 25. Non male, per chi non vuole galleggiare. Perfetto, per chi vuole affondare.

da il Fatto Quotidiano dell’8 febbraio 2014 

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Letta, conto alla rovescia: i dieci giorni per non fare cadere il governo

prev
Articolo Successivo

Berlusconi: “Basta Parlamento di nominati”. Sinistra Pd: “Allora preferenze”

next