Poco meno di due mesi fa da questo blog era partito un appello a Papa Francesco perché vedesse il film Philomena. Non sappiamo se Bergoglio abbia tenuto in considerazione la “richiesta”, ma fatto sta che il pontefice è andato anche oltre: ha incontrato la donna che, rimasta incinta da adolescente, si era vista strappare il figlio dalle suore che l’avevano ospitata in cambio di un lavoro da lavandaia. Suore che poi le avevano messo i bastoni fra le ruote quando, ormai anziana, aveva cercato disperatamente quel figlio cui non aveva mai smesso di pensare per 50 anni. Come capita spesso con questo pontefice può capitare che un piccolo desiderio – che aveva già espresso lo stesso regista alla Mostra di Venezia lo scorso settembre –  venga esaudito.

“Sono onorata e felice – ha detto Philomena – di aver incontrato Papa Francesco. Come si evince chiaramente dal film, ho sempre avuto una profonda fede nella Chiesa e nella sua volontà di riparare ai torti commessi in passato. Spero e credo che Papa Francesco si unirà a me in questa lotta per aiutare le migliaia di madri e figli che desiderano mettere la parola fine alla loro tormentata storia”. Un grande passo per questa donna e le tante altre che erano state accolte nel convento di Roscrea e che, giovanissime e spaventate, avevano rinunciato ai loro figli.  

Il film ora è candidato come miglior pellicola agli Oscar e Judi Dench nella categoria miglior attrice. Anche perché una immane tragedia è stata trattata con grazia e sense of humor dal regista, e l’interpretazione della Dench è straordinaria. Frears nei titoli di coda aveva ricordato le tante donne che ancora cercano quei figli strappati dal grembo e dalla loro vita per essere portati lontano, soprattutto negli Usa.
L’incontro tra Philomena e Bergoglio potrebbe servire proprio a questo: a riunire le madri ai loro figli. Anche se per Philomena non potrà essere più così. Perché la donna è riuscita a scoprire l’identità del figlio, ma ha anche scoperto che lui, che a lungo l’aveva cercata, malato aveva poi chiesto di essere seppellito lì nel convento di Roscrea dove era nato. 

 

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