“Fatelo vedere al Papa!”. Appello di Stephen Frears, che scuote Venezia 70 con Philomena, sulla vera storia di Philomena Lee (Judi Dench), che nell’Irlanda del ’ 52 rimane incinta e viene reclusa con altre “ragazze perdute” nel convento di Roscrea. Il bambino viene dato dalle suore in adozione a una coppia americana: 50 anni dopo Philomena non ha smesso di cercarlo, finché in suo soccorso non arriva il giornalista Martin Sixsmith (Steve Coogan), che nel 2009 ha rivelato questa vicenda in un libro di successo. In platea lacrime e risate a scena aperta, “nonostante perdere un figlio sia terribile”, sullo schermo battute come “Fucking Catholics” che Frears rigira ai giornalisti italiani: “Shame on you!”.

Ma il regista inglese, che punta a bissare il successo di The Queen, non attacca la Chiesa: “Non sono cattolico e non so niente di religione, ma questo Papa mi piace, è buono, non s’impone”. Anche Frears, come Philomena, ha fatto una scoperta tardiva, quella di essere “ebreo: e mi ero anche battezzato, una perdita di tempo!”, anche lui, come Sixsmith, reagirebbe “con rabbia all’insabbiamento della verità attuato dalle suore”, mentre la vera Philomena è arrivata a perdonarle. Non lo farebbe nemmeno Judi Dench: “Con Philomena condivido, temo, lo stesso humour naif, ma io ho una fede e una forza diversa, dubito che potrei perdonare davvero”.

Se Dame Judi pone una seria ipoteca sull’Oscar, Frears guarda alla nostra realtà politica: “Berlusconi? Vorrei fosse imprigionato, ma quel che non capisco è come facciate a votarlo”. Scherzi del cinema, è lo stesso presidente del Consiglio a rispondergli in Redemption di Miguel Gomes, che affibbia monologhi immaginari a lui, Sarkozy, Merkel e il portoghese Coelho. Sulle immagini del Duce a Piazzale Loreto, quello “romantico” di B. inizia così: “Tutti a frugare nella mia biografia, giornalisti, poliziotti, buffoni, ma sarete condannati al fallimento, uomini idioti e presuntuosi, perché la verità profonda delle cose non viene alla luce attraverso inchieste giornalistiche o processi giudiziari …”. Finzione, sicuri?

Mentre il critico Lino Miccichè viene ricordato in doc dal figlio Francesco, il Concorso finalmente alza l’asticella: l’ottimo Night Moves di Kelly Reichardt si interroga glaciale e senza compromessi sulle ambiguità morali degli eco-guerrieri, mentre James Franco convince con Child of God, tratto da Cormack McCarthy, ispirato a Taxi Driver e sprofondato nell’inferno privato di un balordo serial killer e necrofilo. Sì, morte a Venezia.

Il Fatto Quotidiano, 1 settembre 2013