“Spero e credo che Papa Francesco si unirà alla mia lotta. La Chiesa riparerà ai torti del passato”. Parola di Philomena Lee, la donna che ha ispirato il film Philomena di Stephen Frears, candidato a quattro premi Oscar, che ha incontrato Bergoglio al termine dell’udienza generale del mercoledì in piazza San Pietro. Alla presentazione del film l’anno scorso alla Mostra di Venezia fu lo stesso regista ad appellarsi al pontefice perché vedesse la pellicola. Ma il Papa è andato oltre.  

La donna per cinquant’anni ha cercato invano suo figlio e chiede ora al Governo irlandese di promulgare una legge sull’apertura dei registri sulle adozioni allo scopo di aiutare le madri a ritrovare i figli dai quali sono state separate in seguito alle adozioni forzate. “Sono onorata e felice – ha affermato Philomena Lee – di aver incontrato Papa Francesco. Come si evince chiaramente dal film, ho sempre avuto una profonda fede nella Chiesa e nella sua volontà di riparare ai torti commessi in passato. Spero e credo che Papa Francesco si unirà a me in questa lotta per aiutare le migliaia di madri e figli che desiderano mettere la parola fine alla loro tormentata storia”.

All’incontro con Papa Francesco, insieme a Philomena Lee, c’erano anche la figlia Jane Libberton e Steve Coogan, sceneggiatore, produttore e protagonista maschile del film che, ispirato al libro scritto dal giornalista Martin Sixsmith, e interpretato da Judi Dench, ha riscosso un enorme successo in tutto il mondo, attirando l’attenzione e l’interesse del pubblico sulla causa portata avanti dalla Lee.

Nel 1952 l’adolescente irlandese Philomena resta incinta e viene mandata in una casa per ragazze madri dove, dopo tre anni, suo figlio viene dato in adozione dietro pagamento e portato in America. Nonostante Philomena e suo figlio si siano reciprocamente cercati per tanti anni, sono stati tenuti a distanza e non sono mai riusciti a rincontrarsi. Una pellicola decisamente non favorevole alla Chiesa cattolica e in particolare al mondo delle religiose, per questo la decisione di Papa Francesco di incontrare la protagonista della storia è un segno eloquente di rottura rispetto a un modo di vedere la vita religiosa criticato in modo deciso più volte da Bergoglio. Dal celebre “siate madri e non zitelle”, pronunciato pochi mesi dopo la sua elezione al pontificato, alla condanna ancora più pesante della “tratta delle novizie”, tornata di grande attualità dopo la vicenda della suora salvadoregna rimasta incinta “a sua insaputa”, che ha partorito in Italia due mesi dopo aver emesso i voti perpetui.

“Philomena Project – spiegano i produttori del film – parte dalla consapevolezza e dalla conoscenza del dolore e delle perdite subite da migliaia di ragazze nel corso dei decenni, per spingere lo Stato ad aprire gli archivi e a diffondere tutte le informazioni in loro possesso relative alle adozioni abusive, aiutando così madri e figli a ritrovarsi”. Il progetto, lanciato in Irlanda dalla Lee e da sua figlia in collaborazione con l’Adoption Rights Alliance, ha una triplice missione: aiutare con campagne di sensibilizzazione e sostegno, servizi e aiuti finanziari le donne come Philomena che finora non sono riuscite o sono state ostacolate a cercare i figli che gli sono stati strappati per essere dati in adozione, soprattutto attraverso il meccanismo delle adozioni forzose e illegali; assistere i bambini adottati ormai adulti, soprattutto quelli che sono stati portati negli Stati Uniti, a ritrovare le loro madri, padri e famiglie allargate naturali, ottenere i certificati di nascita originali e tutti gli altri eventuali documenti; organizzare una campagna di sensibilizzazione per l’apertura degli archivi attraverso azioni di lobbying sui politici irlandesi e sugli organismi internazionali quali le Nazioni Unite. Un progetto che ora ha anche la benedizione di Papa Francesco.