Marco Travaglio nell’editoriale Il suicidio di Calabresi su il Fatto Quotidiano dell’11 scorso, mi riporta a un pezzo di Vincenzo Sparagna su Frigidaire: Mauro Rostagno. Nessuno lo ha ucciso?

“Il peccato originale di questa fiction – Travaglio si riferisce alla Rai fiction Gli anni spezzati, quelli di piombo – è che mancano i nomi e i volti dei colpevoli [mentre] l’assassinio Calabresi fu organizzato nel servizio d’ordine di ‘Lotta continua’, ordinato da Giorgio Pietrostefani con l’assenso del leader Adriano Sofri e materialmente eseguito da Ovidio Bompressi, con la complicità di Leonardo Marino, che rubò e guidò l’auto durante l’agguato, e di altri fiancheggiatori miracolati dalla mancanza di prove certe”.

Ma nessuno dei condannati è in carcere: Pietrostefani è latitante in Francia; Bompressi è stato graziato da Ciampi; Sofri è riuscito a sottrarsi alla galera per motivi di salute; mentre all’unico reo & confesso Leonardo Marino è stato prescritto il reato grazie al ricorso in appello dei coimputati.

Nel suo Sofri e Calabresi vi racconto la storia su il Fatto Quotidiano di giovedì 16, Massimo Fini tratteggia le figure degli interpreti, comprimari & coimputati, generici, comparse che a vario titolo ebbero a che fare con il processo. Per dire e non dire del coro, pressoché unanime, della così/detta intellighenzia italiota, corroborata da gran parte della stampa e da esperti per lo più all’oscuro di tutto, cioè di come si svolsero fatti incontrovertibili, che purtuttavia non impedirono a lor signori di tifare per la supposta innocenza di Sofri, in perfetta sintonia con grandi misteri italici che rimangono tali & quali.

Con la classica rimozione italiota sempre in voga “i responsabili del delitto e l’ambiente in cui maturò – prosegue Fini – sono stati rimossi dalla memoria dell’opinione pubblica”. Una vera & propria obliterazione riferita a fatti lontani, mentre molti testimoni sono ancora vivi & vegeti, come per l’appunto il sottoscritto testimone d’epoca, verrebbe da dire.

Visto & considerato che studiai a Trento negli anni pre-plumbei, traendone saggi sul ’68 e sul Contro il ’68 & dintorni. Compresa la frequentazione di Rostagno fin quasi alla sua morte, per non dire dei perché e i percome che precedettero l’autodenuncia di Leonardo Marino, rara presenza proletaria, sperduta tra la moltitudine di borghesi lobbisti indefessi, ad aver concretamente rischiato la galera e non soltanto.

Dettagli che rivelerò al momento opportuno, ma che mi guardo bene dal dettagliare adesso, per non correre il rischio di entrare in un’altra contro/story e relativo inferno, come quello che seguì la pubblicazione de il Tonto, un romanzo-saggio “un libro maledetto”- ebbe a definirlo Travaglio – con succose note in margine al milieu dei lottatori inde/fessi per lo più dediti al tiro del sasso e ritiro della mano annesso & connesso.

Mauro Rostagno era caduto il 26 settembre e finii di stendere il Tonto nell’autunno del 1988. Un libro più volte sul punto di essere editato – e quindi continuamente riaggiornato in base agli accadimenti in corso – che collezionò diversi visto stampi puntualmente revocati all’ultimo momento. Come successe con la Bollati Boringhieri che – grazie a un noto indefesso intimo di Romilda Bollati di Saint Pier – sottrasse il manoscritto dal furgone diretto in tipografia, riuscendo così a impedirne la pubblicazione. Frangente subito ripreso da Travaglio, nel suo pezzo Davvero un bel libro, non stampiamolo / il Tonto di Aldo Ricci è la controstoria dell’omicidio Rostagno. Ma non va in libreria e c’è chi sa perché” (l’Espresso del 13 luglio 2000).

Una contro/storia alfin stampata nel 2001, 13 anni dopo la prima stesura dal neo editore Germano, il quale fu indotto a fallire mentre il Tonto era ancora in distribuzione, nonostante i pesanti ostracismi di Lobby and CO. Dopodiché Sofri Adriano sporse querela nei confronti di Travaglio Marco e di Ansemi Giulio allora direttore de l’Espresso, ma soprattutto nei confronti miei, in questi termini: “Non è mai esistita alcuna lobby in nessuna maniera riconducibile al movimento Lotta continua”. Querela ritirata in extremis prima dell’apertura del dibattimento, perché nel frattempo almeno un risultato era stato ottenuto: l’anticipazione in anteprima de il Tonto su l’Espresso che non era stata pubblicata, non lo sarebbe stata nemmeno in seguito.

Non intendendo offrire ulteriori destri a coloro che mi accusarono di essermi fatto pubblicità sulla pelle di Rostagno, preferisco ritornare a Fini quando verga: “Nessun imputato in Italia ha mai avuto le garanzie di Sofri (…) otto processi, due sentenze interlocutorie della Cassazione, una assolutoria della così/detta sentenza suicida(… ) oltre a un processo di Revisione, a Venezia, cosa rarissima in Italia che probabilmente nemmeno Berlusconi riuscirà a ottenere (…) che ha confermato la sentenza della Cassazione del 1997”.

“Nel frattempo Sofri è diventato editorialista principe (sic!) del più venduto settimanale di destra, Panorama, e del più importante quotidiano di sinistra, la Repubblica. Per meriti penali – rincara Fini – perché in tutta la sua vita Sofri ha scritto solo due pamphlet, mentre proprio la prigionia gli avrebbe dato la possibilità di scrivere” sul carcere, come a suo tempo fece il sottoscritto.

Mauro Rostagno invece, è tra quelli che ci han rimesso la buccia. Il fatto poi che la mia contro/storia, sia stata osteggiata, boicottata, censurata e infine tolta dalla circolazione, riconferma l’intuizione di Vincenzo Sparagna in base alla quale Mauro Rostagno non doveva averlo ucciso nessuno. Tesi suggestiva ma ancor valida, almeno a giudicare dall’andamento del processo Rostagno che – iniziato a Trapani nel 2011 e per l’ennesima volta sospeso, in attesa che i reperti riscontrati sull’arma di uno degli attentatori 25 anni orsono, ne rivelino il Dna – rischia di risolversi nell’ennesimo niente di fatto.

Ragion per cui, non sarebbe forse meglio, per carità di patria, dare finalmente a queste due s/toriche vicende, quel lieto fine cui le medesime han sempre anelato, e cioè che Calabresi si è suicidato e che Mauro Rostagno non l’ha ucciso nessuno. In questo già bel paesino che, quanto a efficienza della sua giustizia, si ritrova al 156° posto su 181 paesi nel mondo.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili

PADRINI FONDATORI

di Marco Lillo e Marco Travaglio 15€ Acquista
Articolo Precedente

Brunetta-Farina, intervista doppia. E’ Betulla il vero Renato del “Mattinale”

next
Articolo Successivo

Servizio pubblico, “Forza Italicum”: ospiti Fassina, Feltri e Mentana

next