In questo singolare paese chi ha dato vita ad una maggioranza e ad un governo con Berlusconi manifesta ora indignazione perché Matteo Renzi, sulla legge elettorale, incontrerà anche il signor B. Travaglio ha perfettamente ragione quando ricorda che in un paese quasi normale questo incontro non avrebbe potuto svolgersi perché uno dei due dialoganti sarebbe stato altrove, in quanto condannato in via definitiva.

La polemica sul “se fare l’incontro”, rischia di cancellare il merito della questione e di fornire alibi a tutti. L’eventuale incontro tra Renzi e Berlusconi, per fare un esempio, sarà il primo di una lunga serie che coinvolgerà tutte le forze politiche, grandi e piccole?

Le regole del voto riguardano la totalità dei cittadini ed il Porcellum fu tale non solo per il merito, ma anche per il metodo, violento e brutale, che accompagnò la sua approvazione. Quello che dovrebbe preoccupare di più, invece, è l’assenza nel dibattito e nelle agende di un qualsiasi riferimento al conflitto di interessi che continua a rappresentare la vera anomalia non solo del sistema mediatico, ma anche dell’ordinamento democratico.
Berlusconi, e la scelta dello stesso Giovanni Toti lo conferma, rigiocherà tutte le sue carte sull’utilizzo massiccio e invasive delle reti da lui controllate, nel pubblico e nel privato.

L’Autorità di garanzia ha ormai  alzato bandiera bianca, rinunciando a qualsiasi intervento in materia di pari opportunità nell’accesso ai media.
I temi della incandidabilità, della ineleggibilità, del tetto alle spese per i candidati e delle successive verifiche, dove dovrebbero essere collocati se non insieme alla legge elettorale?

Non vi è dubbio che tali materie siano difficilmente affrontabili e risolvibili in un colloquio con il portatore insano del conflitto di interessi, ma questo sarà il vero banco di prova per Renzi.

Non il se, ma il come!

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