Nessun reato per le “lucciole” della riviera riminese, dice la Corte di cassazione. La suprema Corte nei giorni scorsi ha rigettato il ricorso del procuratore della Repubblica di Rimini, Paolo Giovagnoli, presentato contro le assoluzioni decise dai giudici penali di Rimini a favore di quasi 150 prostitute, pizzicate dalle forze dell’ordine sui viali della riviera e denunciate per inottemperanza al foglio di via. Ebbene, la prostituzione non è reato, le prostitute non sono pericolose e lo strumento dei fogli di via è illegittimo, recita il verdetto della Cassazione emesso qualche giorno fa a tempo di record (il ricorso del procuratore era stato inoltrato appena una decina di giorni prima).

Nella maggioranza dei casi i giudici a Rimini hanno accolto finora la tesi dei difensori delle ‘lucciole’, quella per cui il foglio di via non è legittimo dato che il soggetto che li riceve (la prostituta) non è socialmente pericoloso. L’ufficio di Giovagnoli, dopo aver bocciato negli ultimi anni ben due ordinanze anti-prostituzione del Comune di Rimini sulla base dell’assunto che l’ordine pubblico non compete ai sindaci, aveva deciso di fare ricorso contro tutte le assoluzioni. Distinguendosi, così, dai colleghi delle procure dei tribunali competenti per i territori rivieraschi limitrofi, che ormai archiviano di ‘default’ i singoli casi denunciati da polizia e carabinieri col risultato che, per evitare le retate, alle prostitute bastava spostarsi di qualche chilometro per continuare ad offrirsi in strada.

Con la sentenza della Cassazione, dunque, le “migrazioni” non saranno più necessarie. Il ping pong giudiziario iniziò nel 2010, quando l’avvocato Massimiliano Orrù ottenne da un giudice civile l’assoluzione per una sua assistita per la quale il questore di Rimini aveva chiesto l’allontanamento dal territorio italiano. Seguirono un caso analogo a Bologna e un terzo a Roma (con lo stesso Orrù protagonista) entrambi chiusi con assoluzioni civili. Ciononostante, a Rimini e dintorni le denunce sono continuate, con la trasformazione della richiesta di allontanamento in foglio di via nel caso la ‘lucciola’ di turno si fosse fatta pizzicare ancora nel territorio riminese.

Questo fino alla sentenza della Cassazione: la suprema Corte ricorda infatti che nella legge in questione (è del 1988, si rifà a quella del ’56 ed è stata integrata da un decreto legislativo del 2011) sono stati cancellati tra i comportamenti meritevoli del foglio di via quelli previsti dal comma sulle attività contrarie alla morale pubblica. Insomma, non basta ‘battere’ una strada per diventare pericolosi.

Se l’ultima sentenza appare allora rivoluzionaria, resta il problema del vuoto normativo sulla questione contestato dai sindaci, che restano così senza strumenti nel caso vogliano combattere la prostituzione e il suo mercato. “Purtroppo quello che manca è un quadro normativo chiaro che vada ad intervenire in Italia su questo particolare problema che abbiamo della tratta degli esseri umani, in particolare nello sfruttamento della prostituzione”, dice a Rimini Giampiero Cofano, responsabile del settore “Antitratta” dell’associazione Papa Giovanni XXIII, il quale ricorda che ci sono le leggi per combattere gli sfruttatori ma non quelle per punire i clienti.

Polemico il presidente della Provincia di Rimini Stefano Vitali (Pd), che definisce il pronunciamento della Cassazione “un colpo letale a qualunque iniziativa dei sindaci per contrastare un problema che, al di là del dettato dei codici, ha a che fare fortemente con la vivibilità di parti intere delle nostre città”. Per l’amministratore Pd è sufficiente dare un’occhiata a quanto accade ogni sera (e anche nel pomeriggio, in realtà) lungo la statale adriatica da Riccione a Bellaria, a Miramare e nelle zone attorno al centro di Rimini: “Intere vie assediate da chi offre il proprio corpo a pagamento, ‘così come prevede la legge’, rendendo però un inferno il transito quotidiano di bambini, adulti e famiglie. Tutto normale, non c’è pericolo, sentenzia la Cassazione; semmai a creare allarme sociale sono le decine di esposti, lamentele, disagi dei residenti. Quindi si eviti di preoccuparsi”, sbotta Vitali.

Effettivamente, per i sindaci anti-‘lucciole’ anche quella firmata dalla Cassazione è una sentenza che delude non poco. Ne sa qualcosa il sindaco di Rimini Andrea Gnassi (Pd), che si era già visto bocciare dall’ufficio di Giovagnoli due ordinanze in due anni. L’ultima era stata descritta dal sindaco come un’ordinanza “contingibile” e “urgente”: alla prostituta di turno bastava fare un gesto ai clienti per essere allontanata e mostrarsi recidiva per essere denunciata. Ma i poteri di un sindaco, scriveva nell’allora richiesta di archiviazione il procuratore, non devono sconfinare nell’ordine pubblico. Il risultato post-Cassazione non cambia: contro le prostitute le armi sono spuntate.

 

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