“Un vecchio e un bambino si preser per mano e andarono insieme incontro alla sera… e il vecchio diceva, guardando lontano: ‘Immagina questo coperto di grano, immagina i frutti e immagina i fiori e pensa alle voci e pensa ai colori e in questa pianura, fin dove si perde, crescevano gli alberi e tutto era verde, cadeva la pioggia, segnavano i soli il ritmo dell’ uomo e delle stagioni…’ Il bimbo ristette, lo sguardo era triste, e gli occhi guardavano cose mai viste e poi disse al vecchio con voce sognante: ‘Mi piaccion le fiabe, raccontane altre!'”

C’è chi dice che con questa canzone Guccini volesse descrivere una sorta di inverno nucleare. Non mi sento di condividere questa interpretazione, anche perché dopo una guerra nucleare “noi non ci saremo”, come aveva già scritto in precedenza.

No, invece io penso che questa sia una delle pochissime canzoni ecologiste della tradizione italiana, così lontana dai temi sociali e dal tema ambientale in particolare, se si eccettua l’inarrivabile Rino Gaetano o Pierangelo Bertoli e poco altro.

Questo è semplicemente quello che aspetta non tanto noi, quanto le generazioni a venire se la follia umana continuerà.

“Il vecchio e il bambino” fu ripresa, come tanti altri testi gucciniani, dai Nomadi, con una versione meno intimista ed arricchita dalla voce unica di Augusto Daolio. Ed è così che mi piace ricordarla.

Fatto for future - Ricevi tutti i giovedì la rubrica di Mercalli e le iniziative più importanti per il futuro del pianeta.

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Amazzonia: Chico Mendes, venticinque anni dopo

next
Articolo Successivo

Romania, la rivolta anti-fracking ignorata dai media italiani

next