Cinquanta condanne sono state confermate dalla IV sezione penale della corte d’Appello di Torino ad altrettanti imputati al processo Minotauro che si è svolto con rito abbreviato. L’accusa rappresentata dalla pg Elena Daloiso ne aveva chieste 62. Dodici imputati sono stati assolti. Due settimane fa si era concluso il primo grado del procedimento che si era svolto in dibattimento con 38 assoluzioni e 36 condanne.

Si è concluso così il secondo grado della tranche del maxiprocesso che si è svolto con rito abbreviato e quindi a porte chiuse. A Bruno Iaria che aveva avuto la pena più alta è stata ridotta la pena di sei mesi. La condanna quindi attualmente è a 13 anni. È considerato il boss della locale di Cuorgnè. Molte pene sono state però rideterminate al ribasso. 

Come quella di Antonio Agresta, condannato a due anni mentre in primo grado a dieci anni e otto mesi. Agresta, che è difeso dall’avvocato Ercole Cappuccio, è stato assolto dall’accusa di essere capo società di Volpiano. Assolto anche Pasquale Barbaro ritenuto il referente in zona della locale di Platì. Per lui è stata chiesta la trasmissione degli atti alla procura di Reggio Calabria.

La corte d’appello, in totale, ha pronunciato condanne per oltre 210 anni di reclusione, e non ha applicato una delle aggravanti contestate dalla procura generale. Per un paio di imputati ha disposto la trasmissione delle carte alla procura di Reggio Calabria.

L’inchiesta Minotauro, sfociata nel 2011 in circa 140 arresti, riguarda la presenza, nel Torinese, di dieci articolazioni della ‘ndrangheta, in contatto con le famiglie calabresi, chiamate “locali”.

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