Quando si parla di una macchina brutta è impossibile non pensare a lei. Anzi, nell’immaginario collettivo italiano è diventata la macchina brutta per eccellenza. Dal suo lancio sul mercato nel 1987, è sempre stata vista così la Fiat Duna, una delle automobili più controverse mai prodotte dal Lingotto, ma dopo quasi 30 anni dalla sua nascita si è presa una rivincita sui luoghi comuni. L’Aci, infatti, ha pubblicato a novembre 2013 la lista dei modelli di interesse storico. Si tratta di un elenco di 340 veicoli, che hanno almeno 20 anni di età, ai quali poi vanno aggiunti tutti quelli immatricolati oltre 40 anni fa. La berlina Fiat quindi, è entrata nell’Olimpo dei mezzi che andrebbero salvati dall’estinzione. Negli anni, molti proprietari di una Duna hanno deciso far sparire la propria auto, spesso rottamandola, e adesso il numero di questi veicoli è piuttosto limitato. Motivo che ha spinto i vertici dell’Aci a inserirla in questa lista. E a sottolinearlo è stato il presidente dell’Automobile Club, Angelo Sticchi Damiani, spiegando che, come emerso dai dati del Pra, “in Italia ne sono rimaste pochissime”.

La Duna è stata introdotta sul mercato italiano a partire dal 1987. Gli indizi che facevano pensare che non avrebbe avuto successo c’erano già tutti. A partire dall’estetica, che riprendeva il riuscito frontale della Uno, abbinato a un retro squadrato e sgradevole, per arrivare alla campagna pubblicitaria, che aveva come protagonista un personaggio simile al ragionier Filini di fantozziana memoria, che nello spot veniva anche tamponato a bordo della sua Duna. Da un’altra Duna. Secondo i piani del Lingotto, berlina doveva sostituire la 128, ma il confronto non era dei più facili. La 128, infatti, è stata eletta auto dell’anno 1970, e in 14 anni di carriera aveva venduto oltre 3 milioni di esemplari. Così non è andata per la nuova berlina Fiat, sulla quale il sipario è calato nel 1991.  Dopo soli quattro anni il Lingotto ha deciso di mandare in pensione il modello, ma ha tenuto in commercio la versione station wagon, chiamata però Innocenti Elba, e venduta fino al 1997. La Duna, inoltre, è stata oggetto e spunto di critica e di comicità, ma oggi di lei si sono perse le tracce. E non solo sulle strade italiane, ma anche nel sito ufficiale della Fiat: basta provare a digitare il nome dell’auto all’interno della home page del Lingotto e non spunterà nessun riferimento, nessun link, niente di niente. Dimenticata. Sparita.

Tra le auto brutte entrate nell’Olimpo dei veicoli storici, la Duna non è sola. L’Aci ha inserito nella lista un altro flop all’italiana: l’Alfa Romeo Arna. Questa macchina è stata un fallimento in tutto e per tutto. Progettata per entrare nella classe media e fare concorrenza alla Volkswagen Golf, è nata come frutto di una joint venture tra Alfa Romeo e Nissan, con la scocca derivata dalla giapponese Pulsar e la meccanica dell’Alfasud. La Casa del Biscione, al tempo di proprietà dell’IRI, ha costruito in tempi da record un nuovo stabilimento a Pratola Serra, in provincia di Avellino per costruire la nuova auto. Alla sua uscita sul mercato nel 1983, però, l’Arna aveva un design già obsoleto, di stile orientale e che non aveva niente in comune le auto italiane. La produzione è durata per soli tre anni e mezzo, e nel 1987 l’Arna è andata in pensone, dopo soli 53mila esemplari prodotti. Un fallimento che oggi è la fortuna di quest’auto, diventata una vera rarità.

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