L’Italia ha davanti a sé una lunga strada da percorrere in termini di uguaglianza tra uomini e donne. Nel Global gender gap report 2013 stilato dal World economic forum il nostro Paese è al 71esimo posto per quanto riguarda la parità di genere, addirittura sotto la Cina che si piazza al 69 posto della classifica. Mentre secondo il rating di quest’anno le disparità tra i sessi sono diminuite discretamente nella maggior parte dei Paesi, l’Italia ha fatto un progresso veramente microscopico, passando al 68% nel 2013 rispetto al 67%  di 7 anni fa sul 100%  del totale che rappresenta il massimo livello di uguaglianza tra gli uomini e le donne.

La graduatoria del World economic forum valuta la disparità di genere in base a quattro criteri principali: partecipazione economica e opportunità, risultati formativi, salute e sopravvivenza e potere di rappresentanza politica. In quest’ultima categoria l’Italia ha l’indice più basso, il 19% rispetto al 21% della media. 

Ad avvicinarsi alla perfezione per quanto riguarda la parità di genere è l’Islanda, che da 5 anni occupa incontrastata il primo gradino della classifica con l’87% dei punti. L’Islanda è seguita da altri Paesi nordici come Finlandia, Norvegia e Svezia. Si tratta di Stati che continuano a piazzarsi in testa della classifica – istituita nel 2006 – perché portatori di una lunga tradizione di investimenti nelle persone. Lo ha spiegato alla Bbc la fondatrice del rating  Saadia Zahidi: “Sono economie piccole che riconoscono l’importanza del talento, sia che appartenga agli uomini che alle donne”. 

Da quando esiste il rapporto del World economic forum, l’80% dei Paesi ha migliorato la situazione sul fronte dell’uguaglianza tra uomini e donne. Mentre il 20% non ha fatto progressi o ha addirittura peggiorato la propria posizione. Quest’anno non hanno registrato alcun avanzamento i Paesi del Medio Oriente e dell’Africa del Nord, con lo Yemen, notoriamente conosciuto per le spose bambine, che si è piazzato ultimo, al 136esimo, posto del rating. 

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