La Costituzione Italiana, quale insieme di norme e principi fondamentali dello Stato, può essere paragonata alla grammatica della nostra bellissima lingua. Il paragone regge perchè, come in un sistema linguistico non si può prescindere assolutamente dalla grammatica, così in un sistema giuridico, non si può prescindere dalla Costituzione che non è altro che un insieme di regole senza le quali il linguaggio giuridico non potrebbe esistere. E i padri costituenti hanno fatto benissimo ad idearla come una forma rigida che impedisce la sua modifica affrettata o poco assennata. E rigida è anche la nostra grammatica. Se non fosse così, ci sarebbe una confusione che porterebbe inesorabilmente all’involuzione.

Pensiamo ai tentativi delle avanguardie, tra cui in primis, il futurismo di Marinetti che, in nome della velocità industriale, scompigliò smodatamente la grammatica eliminando la punteggiatura e l’aggettivazione, oltre ad insensate abbreviazioni usate anche nei nostri giorni negli sms o messaggini. Per fortuna il futurismo durò circa un ventennio, e la lingua italiana è rimasta indenne da tutti i tentativi di aggiornarla a suo danno. Certo, il linguaggio tende sempre a diventare più snello, più agile, ma senza tradire la grammatica.

Ecco, la stessa cosa vale per la Costituzione. Ora ci sono i “futuristi” che vogliono cambiarla e, per farlo, vogliono intervenire sull’articolo 138 che è la chiave di volta di tutta l’opera. Si vuole facilitare il cambiamento delle norme costituzionali e questo vuol dire che un Parlamento tendente al “modernismo”, può avere la facoltà di ritoccare le leggi anche senza senno, modificando così la natura della nostra Repubblica democratica fondata sul lavoro e sull’uguaglianza davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Da qui nasce la paura. E con grande ragione. Pensate cosa possa fare un uomo simile a B.

Non è questo un buon motivo per dire no alla modifica dell’articolo 138 che sostanzialmente difende l’inviolabilità della grammatica morale a cui tutte le leggi ordinarie devono essere legate? Perché un tale intervento non è stato mai pensato prima e ora invece sì? Non sentite una puzza di bruciato? Impediamo allora questa corrente di “futurismo giuridico”!

Roberto Calò

‘La Costituzione stravolta nel silenzio’ – L’appello de Il Fatto Quotidiano

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