A circa 70 chilometri da Milano e a una trentina da Bergamo, c’è un paese che pochi conoscono. È Cornello dei Tasso, un minuscolo borgo abbarbicato su uno sperone di roccia, a picco sul fiume Brembo. Qui il clima è piacevolissimo – siamo in collina e in mezzo ai boschi – e anche l’aria è buona: le macchine non possono circolare e al borgo vi si arriva solo a piedi, percorrendo un sentiero nel verde. Già la passeggiata è un pezzetto di storia: la mulattiera è infatti un tratto dell’antica Via Mercatorum, che fino al Seicento collegava Bergamo con la Valtellina. Da allora, il paese è rimasto in un isolamento sospeso, che ha fatto sì che arrivasse praticamente intatto fino a oggi. Il tessuto urbanistico si divide in quattro livelli: più in basso ci sono le costruzioni direttamente sul fiume, al secondo livello c’è la via porticata, un’autentica meraviglia realizzata in pietra e con il soffitto in legno. Qui si affacciano quelle che un tempo erano le botteghe le scuderie, ed era il centro commerciale del borgo. Al terzo livello ci sono le case dei notabili, con diverse dimore di pregio, mentre in cima svetta il “palazzo dei Tasso”, da poco recuperato, che aveva la funzione di guardia verso valle.

Già il nome del luogo lascia intendere che da queste parti ha avuto origine una delle più grandi dinastie del Medioevo, quella dei Tasso, che ha dato i natali a letterati come Bernardo e suo figlio Torquato (sì, proprio quello della Gerusalemme Liberata) e a nobili come i tedeschi Thurn und Taxis.

Cosa vedere. Proprio in alto, a dominare l’intero paese e la valle, c’è la chiesa dei SS.Cornelio e Cipriano. Costruita nel XII secolo, ha un campanile con aperture a bifore, tra i pochissimi esempi di stile romanico in Valle Brembana. Ma è all’interno che sono conservati i principali tesori: un ciclo di affreschi riportato alla luce dopo il restauro del secolo scorso; il più bello e originale  è il Miracolo di Sant’Eligio (della seconda metà del XV secolo), il patrono dei maniscalchi, dove sono raffigurati costumi e attrezzi da lavoro dell’epoca. Lo stemma del casato dei Tasso è ben visibile sulla cornice della pala con la Crocifissione, del 1635.

Cosa fare. Letterati, poeti, principi… i Tasso occuparono posizioni di prestigio in tutta Europa. Pochi, però, sanno che i Tasso furono i fondatori del servizio postale. A partire dal 1460, alcuni esponenti del casato furono incaricati di organizzare le poste pontificie; altri Tasso, nel frattempo, creavano il sistema di comunicazioni postali nel Tirolo; così, fino XVI secolo, l’attiva famiglia gestì una fittissima rete di collegamenti nell’intera Europa. A questa avventura è dedicato il Museo dei Tasso e della Storia Postale (fino a giugno aperto solo nei fine settimana, da luglio dal martedì alla domenica, ingresso gratuito):  suddiviso in quattro spazi espositivi, conserva molti documenti originali della casata. Tra i reperti, spicca una lettera del 1840 affrancata con il primo francobollo emesso al mondo, il Penny Black
.

Cosa mangiare. Siamo in Alta Val Brembana, terra di formaggi per eccellenza. Il più tipico è il Formai de mut, ma si producono anche Branzi e Taleggio. Non si può passare da questa parti senza assaggiare i casonséi, ravioli fatti in casa con ripieno a base di pangrattato, formaggio, uovo, aglio e prezzemolo, e conditi con burro e salvia, e l’immancabile polenta, che qui preparano “cunsada”, cioè tagliata a pezzetti e condita con taleggio fresco, panna, burro e salvia.

Info: www.cameratacornello.comwww.comune.cameratacornello.bg.it, www.museodeitasso.com

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Club Sandwich Index, il costo della vita in base a un panino

prev
Articolo Successivo

Cous cous Fest Preview, a San Vito Lo Capo gara tra chef e degustazioni gratuite

next