Che i videogiochi non siano più ‘roba per bambini’ ormai se ne sono accorti addirittura i governi. Basti pensare che l’associazione di settore canadese ha calcolato che il giro d’affari legato al gaming porta oltre 2 miliardi di dollari l’anno nelle casse federali, mentre il governo britannico ha avviato un braccio di ferro con la Commissione Europea per dimostrare che gli incentivi agli sviluppatori di videogiochi non sono aiuti di Stato ma sostegno all’imprenditoria. Chi vive e lavora nel settore, tuttavia, sa come stanno le cose da anni e, come da tradizione, anche in questo insolitamente piovoso giugno schiere di giornalisti e addetti ai lavori si sono imbarcati dall’Italia in direzione di Los Angeles, patria della più importante fiera di settore del mondo, l’Electronic Entertainment Expo, meglio noto come E3.

Nata nel 1995 da una costola del CES di Las Vegas, la kermesse attira ogni anno circa 46mila visitatori (dati del 2012), provenienti da ogni angolo del mondo e ansiosi di vedere e testare con mano le ultime novità in fatto di videogiochi, intrattenimento domestico e tecnologia. Quest’anno, con la presentazione delle due nuove console di Microsoft e Sony, l’E3 ha un doppio valore: da una parte sancisce in maniera definitiva la fine dell’era di Wii (la console Nintendo), dall’altra segna un giro di boa fondamentale per un settore che, nonostante la crisi, sembra attraversare un periodo d’oro. Da qualche anno, infatti, i principali videogiochi (la saga di Call of Duty, per esempio, ma anche Assassin’s Creed o Halo) fatturano regolarmente più dei maggiori blockbuster hollywoodiani e hanno il grandissimo vantaggio di poter essere serializzabili con una facilità estrema. Gli anni degli appassionati che, nei loro garage, creavano giochi completi sono finiti da un pezzo; oggi gli studi di sviluppo sono imprese a tutti gli effetti, con centinaia di dipendenti e professionalità di altissimo livello.

Xbox One e Playstation 4, questi i nomi delle due nuove macchine, oltre a garantire un dettaglio grafico senza precedenti potranno contare su un’infrastruttura tecnologica che, ormai, si è spostata quasi interamente sulla nuvola, grazie al cloud computing. Sia Microsoft che Sony, infatti, puntano a imbrigliare l’utente in un ecosistema proprietario simile a quello di Apple dove, a fronte dell’enorme disponibilità di contenuti, i clienti accettano – più o meno consciamente – che i propri dati vengano usati dalle aziende per fornire servizi sempre più personalizzati. Non a tutti piace questo approccio e, non a caso, le prime voci critiche si stanno alzando anche in quel mondo strano composto dagli appassionati “duri e puri”, poco inclini all’idea che una multinazionale abbia accesso a troppe informazioni sulle abitudini e i comportamenti dei singoli.

Al netto di queste ombre, però, l’E3 2013 dovrà dimostrare che i giochini sono ormai adulti e possono raccogliere in maniera matura le istanze provenienti da un pubblico che, ormai, non si accontenta più di sparare contro i nemici, ma chiede un intrattenimento elettronico complesso e profondo.

A cura di Nicolò Carboni

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