“In Italia, escluso il Pd, abbiamo una serie di partiti personali che, lo dico con rispetto nei confronti dei loro leader, sono i più anti-democratici che esistono perché dipendono dai destini dei capi”. E’ intervenuto così Guglielmo Epifani, parlando alla presentazione del libro di Walter Veltroni. Il segretario del Pd ha ripreso così l’intervento con cui Pier Luigi Bersani, in piena campagna elettorale, definì i “partiti personali” un “cancro per la democrazia”.

Il segretario del Pd ha sottolineato come questo sia “preoccupante”, perché si determina una asimmetria che non esiste in nessun altro Paese europeo. In tutta Europa, ha evidenziato, esiste un sistema in cui ci sono “due pilastri, uno di centrodestra e uno di centrosinistra, che costituiscono un sistema che si regge anche attraverso il principio dell’alternanza”. Mentre in Italia “tolto il Pd abbiamo una serie di partiti personali”. Anche se “un sistema non si regge su un solo pilastro e mi chiedo fino a quando potrà esistere un sistema su questa instabilità alla quale si aggiunge l’instabilità del sistema istituzionale”.

Il leader del Pd ha poi spiegato che “va bene un partito leggero, inclusivo, non burocratico, ma ci vuole un partito che abbia un’identità forte“. E questo, ha aggiunto, determina la “fragilità” del Pd. “Uno dei limiti profondi del nostro Paese è lo stato del sistema politico nella sua fragilità, ma anche un sistema istituzionale in perenne transizione che non arriva mai in fondo”, ha spiegato, sottolineando che “abbiamo un sistema istituzionale che di volta in volta tenta di metter qualche aggiustatina”. E ha concluso con una battuta: “A me piace Epifani come segretario. Ma se si dovesse votare alle primarie, chi mi può impedire di votare: io voto Veltroni”.

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