Muro contro muro Intesa-Bankitalia sul credito alle imprese.  ”Lo stiamo già facendo, stiamo venendo incontro alle esigenze delle imprese”, è stata la risposta dell’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Enrico Cucchiani all’invito del governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, perchè le banche facciano di più sul fronte del credito.

“Il nostro costo di erogazione è inferiore dello 0,55 per cento rispetto alla media del sistema”, ha concluso il banchiere che già pochi giorni fa, davanti all’ennesimo grido di allarme della Confindustria, aveva negato la stretta sul credito e che ritiene che “finora l’intervento dello Stato in Italia a sostegno delle banche è stato molto inferiore rispetto a quello che è stato l’intervento rispetto agli altri Paesi europei”. Linea analoga per il presidente di Intesa, Giovanni Bazoli, secondo il quale il governatore della Banca d’Italia “ha sottolineato come la restituzione del credito dipende in buona parte non dalle banche ma dalla situazione dell’economia reale e dalla difficoltà delle imprese”. Per il professore bresciano, poi, la materia è spesso “oggetto di critiche non giustificate”. La posizione di Intesa non vale poco, visto che il gruppo bancario accanto a Unicredit è il “campione” nazionale del settore, che quindi non intende essere annoverato tra i fautori di quella che Visco ha definito senza troppi giri di parole una “spirale negativa“, che “va spezzata” in riferimento proprio all’impatto che la carenza di credito sta avendo sull’economia reale.

La premessa del governatore è che “la congiuntura sfavorevole comprime oggi la domanda di credito” e che “la contrazione dei prestiti riflette la flessione degli investimenti delle imprese, la caduta degli acquisti di beni durevoli e la debolezza del mercato immobiliare”. Ma, riconosce il numero uno di Palazzo Koch, alla diminuzione degli impieghi “contribuisce, in maniera significativa, l’irrigidimento dell’offerta, legato al deterioramento del merito di credito della clientela e ai suoi riflessi sulla qualità degli attivi bancari”. Quindi, le condizioni di offerta del credito “incidono a loro volta negativamente sull’attività economica, in una spirale negativa che bisogna spezzare”. Tanto più che “le tensioni nell’offerta di credito sembrano riguardare, seppure con minore intensità, anche imprese con condizioni finanziarie equilibrate”.

Non solo. Pur riconoscendo che le banche italiane “sono solide”, come confermato anche dal Fondo Monetario Internazionale, Visco ha ricordato che “la garanzia ultima della solidità delle banche è la loro capacità di generare reddito“. In prospettiva, la caduta della redditività “rischia di indebolire il patrimonio e di compromettere la capacità di finanziare il rilancio dell’economia“. Il governatore della banca centrale non ha poi mancato di mettere il dito in un’altra storica piaga del sistema bancario, la trasparenza con i clienti. “Resta centrale il rapporto di fiducia con la clientela. Su questo fronte sono stati compiuti progressi, ma si deve ancora migliorare, per accrescere la qualità e la completezza delle informazioni”, ha detto. 

La presa di distanza del numero uno di Intesa, però, non stupisce se perfino il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, sostiene che “sono anni che si fanno le stesse considerazioni e l’anno successivo si prende atto che non sono state eseguite. Il governatore dovrebbe dire non solo che bisogna ridurre le tasse  come immagino che dirà, ma anche chiedere al governo di farlo e di misurare in questo la sua credibilità”, aveva detto il sindacalista in attesa del discorso di Visco.

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