Predicano bene, razzolano male. Silvio Berlusconi ha posto il diktat sull’Imu: o viene cancellata oppure il Pdl toglie la fiducia al governo di Enrico Letta.

Ma la realtà è assai diversa, poiché anche i sindaci del Pdl e della Lega si sono sbizzarriti ad aumentare la tassazione sulla prima casa. O almeno stanno cercando di farlo, se il governo non sospenderà la rata di giugno. Aumenti previsti anche sui capannoni artigiani e industriale: uno schiaffo in faccia agli imprenditori e a chi combatte giornalmente contro la crisi.

I più “coerenti” sono tuttavia i leghisti. Solo pochi giorni fa Roberto Maroni ha esortato a togliere l’Imu su tutto. “E’ chiaro che l’Imu deve essere cancellata e non solo sulla prima casa. Sono d’accordo con Berlusconi”, ha dichiarato. Ed è proprio l’uomo di fiducia di Maroni, il sindaco di Verona Flavio Tosi, che ha proposto al consiglio comunale, che ha approvato, l’aumento dell’Imu sulla prima casa per il 2013, dal 4 al 5 per mille. Ha fatto anche di più, lasciando invariata la tassa sulla seconda casa al 7,6 per cento, tra le più basse in Italia. Infatti, fra i comuni capoluogo di provincia la media dell’Imu si aggira sul 10 per mille. E’ sempre a Verona si registra la massima fedeltà dei pidiellini a Berlusconi, dove i transfughi del Pdl ma pur sempre iscritti al partito, hanno votato in massa il provvedimento del sindaco.

Il sindaco Tosi si è affrettato a dire che e «necessario per consentire il pareggio del bilancio. Questo provvedimento si è reso quindi necessario per mantenere invariati i servizi erogati dal Comune», ha aggiunto. Ma non ha toccato la seconda casa, come invece hanno fatto molti altri sindaci, eppure la percentuale è tra le più basse se non la più bassa d’Italia fra i centri maggiori. E si è così giustificato: «Andare a colpire le seconde case, ci sembrava infatti una scelta devastante, date le aliquote attuali che sono già dei salassi». 

Spostandoci da Verona a Treviso, sindaco Giampaolo Gobbo, sempre leghista, ha fatto aumentare l’Imu sui capannoni dall’8,30 all’8,70. Proprio lì, in una delle aree di maggiore concentrazione di attività produttive e capannoni, dove s’aggira lo spettro della crisi e dei suicidi di imprenditori. A un soffio da Mestre, sede della Cgia, l’associazione artigiani e piccole imprese, che ha calcolato un aumento medio nazionale della tassa sui capannoni del 35 per cento, con punto fino al 51, con un vero e proprio salasso a Brescia, città governata dal sindaco Adriano Paroli, Pdl.

Se dal Nord si scende al Centro Italia la musica non cambia e l’incoerenza del Pdl è sempre la stessa. A Frosinone, il sindaco di Centrodestra Nicolo Ottaviani, in carica da appena un anno, ha fatto fare un balzo alla tassazione sulla prima casa di due punti, dal 4 al 6 per mille.

Anche le parole del ministro allo sviluppo economico del Pd cadono nel vuoto riguardo all’Imu sui capannoni: «E’ giusto che non si paghi perché sarebbe come farla pagare su un tornio».

Ma è anche al Sud, dove la poca industria arranca, che la tassazione è notevolmente aumentata. Nella terra dell’Ilva e, a Taranto, il sindaco di Centrosinistra, Ippazio Stefàno, ha fatto fare alla tassa un balzo all’insù. Così hanno fatto i sindaci del Pd di Asti, Benevento, La Spezia e pure il sindaco di Cuneo. 

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