Chi finanzia chi

Nome per nome: da Zamparini a Della Valle, da Benetton a Romeo, passando per i Riva dell’Ilva di Taranto. Il viaggio del Fatto del Lunedì nelle migliaia di pagine che contengono l’elenco dei finanziatori – legali – dei nostri politici. Per orientarsi e capire chi può influenzare le scelte dei partiti. Ecco come i signori del cemento, delle autostrade, delle acciaierie e dell’editoria finanziano destra e sinistra. Spesso contemporaneamente. 

Gli amici del mattone al ministero dell’Ambiente

Il ministero dell’Ambiente in Italia è una poltrona. L’ambiente, il territorio sono forse la ricchezza più grande del nostro Paese. Non solo da un punto di vista sociale e culturale. Non solo per la nostra salute, ma anche per l’economia e il lavoro. Ma la politica sembra ignorarlo. Da quando è nato, salvo rarissime eccezioni, il ministero dell’Ambiente è stato soprattutto una poltrona da offrire ad alleati rimasti a bocca asciutta. E il governo Letta non fa eccezione: il ministro Andrea Orlando non si è mai occupato d’ambiente prima d’ora. In Liguria, a La Spezia, la sua città, il centrosinistra di cui era alla guida ha dato semaforo verde a colate di cemento devastanti. Realizzate spesso dagli amici degli amici. Il sottosegretario Marco Cirillo, invece, si è occupato di ambiente quando era sindaco del suo paese: è diventato famoso per il via libera al cemento, magari targato Paolo Berlusconi. Per non parlare di Francesco Marinello, presidente della Commissione Ambiente del Senato. 

L’isola degli sgrammaticati

Potenti e vip nemici della sintassi sbarcano su twitter e facebook. L’italiano cambia volto. Addio all’Accademia della Crusca perché oltre alla lingua parlata ecco farsi largo quella di internet. Ma andando a leggere i tweet di Briatore, Santanché e soci scopri neologismi spericolati, espressioni che a scuola si meriterebbero una riga blu della maestra. Sul Fatto del lunedì una breve antologia.

Bolivia: il Che, da rivoluzionario ad attrazione turistica

Quando il ricordo diventa business. Che Guevara, il simbolo del rivoluzionario. Il suo volto da decenni è appeso nella stanze dei ragazzi, sventola sulle bandiere nelle manifestazioni. Ma il suo messaggio rischia di essere trasformato in attrazione turistica. Di diventare ninnolo e cartolina. Viaggio nella Bolivia più profonda dove il Che visse e dove oggi il suo ricordo tiene in piedi un’economia. Ma Che Guevara non è il solo: ecco un’antologia di tombe e case di grandi assediati da nostalgici, fan e semplici curiosi.

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