In Italia “un parlamentare 5 Stelle che rinuncia a 11.000 euro di stipendio e a 30.000 euro di trattamento di fine rapporto non piace alla stampa”, perché altrimenti, “certe notizie finirebbero sui giornali”. Invece, “non ne parla nessuno”. Si sfoga su Facebook il deputato emiliano del Movimento 5 Stelle Michele Dell’Orco che, insieme a tutti i colleghi eletti in Emilia Romagna, ha deciso di rinunciare a diaria e rimborsi “per restituire i soldi pubblici agli italiani”. Stanco delle polemiche che da giorni ruotano attorno ai parlamentari ‘grillini’ in merito alla questione diaria, ma soprattutto delle critiche che sembrano dimenticare chi “le promesse formulate ai cittadini le rispetta”. Attacchi che riguardano alcuni eletti, restii nel rinunciare ai fondi che spettano a deputati e senatori, ma che in realtà, secondo il “cittadino” modenese, provocano “tanto rumore per nulla”.

“La polemica sui nostri stipendi da parlamentari sta rasentando il ridicolo – scrive Dell’Orco – Come promesso abbiamo dimezzato la nostra indennità parlamentare, ossia il nostro vero e proprio stipendio. In pratica, come ogni altro deputato, riceviamo mensilmente oltre 10mila euro lorde che equivalgono ad un netto di oltre 5mila euro: noi continueremo a pagare le tasse sull’intero importo ma poi restituiremo la metà dell’importo netto rimettendoci, in un certo senso, due volte. In aggiunta, abbiamo deciso di rinunciare anche all’assegno di fine mandato, ossia al Tfr che, per una legislatura, equivale a circa 30mila euro. Quali altri parlamentari l’hanno fatto?”.

Chi altro, tra gli eletti a Roma, si domandano i ‘grillini’, “come noi pensa che chi prende soldi pubblici debba rendicontare quanto spende e restituire il resto?”. Conti alla mano, già a partire dalla prima busta paga, quella che va dall’insediamento delle Camere, il 15 marzo, al 30 aprile, si parla di cifre a tre zeri. Secondo quanto pubblicato dai parlamentari emiliano romagnoli, i primi a fare i conti sono stati Dell’Orco, e le reggiane Maria Edera Spadoni, deputata, e Maria Mussini, senatrice, ciò che ciascun eletto potrebbe restituire allo Stato si aggira attorno ai 10.000 euro.

Per fare un esempio, la Spadoni ha ricevuto un’indennità da parlamentare di 7.658 euro, di cui 3.829,465 euro saranno restituiti allo Stato, e rimborsi e diarie per 11.029 euro, dei quali risparmierà 1.547 euro, più 3.323 euro provenienti dalla rinuncia all’indennizzo trimestrale per spese relative a trasporti e viaggi. In tutto, quindi, restituirà 10.919 euro, perché al totale si somma anche la quota del trattamento di fine rapporto che nessuno degli eletti intende ricevere. Cifre simili per la senatrice Mussini, che allo Stato lascerà 10.945 euro (3.453 euro sulle indennità, il 34,40% e 7.491 euro sulla diaria/spese accessorie, il 52,44%).

“Per fare chiarezza – sottolinea il modenese Dell’Orco, in riferimento al complicato capitolo relativo alle voci di spesa e rimborso – bisogna dire che ci sono tutta una serie di voci che vanno a comporre il trattamento economico del deputato e che esulano dall’indennità parlamentare. Si tratta di spese per rimborsi telefonici e di trasporto, spese per l’esercizio del mandato nonché la famosa diaria, che è un rimborso di spesa per vitto e alloggio. Noi, seguendo la linea di trasparenza e rigore che ci siamo imposti al momento della nostra candidatura, stiamo rendicontando tutto e personalmente restituirò fino all’ultimo centesimo quanto non utilizzato”.

Nei prossimi giorni anche gli altri parlamentari emiliano romagnoli pubblicheranno i loro dati. Michela Montevecchi, per esempio, calcola che dovrebbe essere in grado di restituire tra i 9.500 e i 10.000 euro, e così Giulia Sarti, romagnola, che ha annunciato pubblicherà il suo bilancio con una conferenza stampa. Successivamente, tutte le spese saranno consultabili sul sito del Movimento 5 Stelle e “valuteremo la destinazione del fondo che andremo accumulando con il nostro risparmio”.

Le possibilità, infatti, sono diverse e dipendono dalle voci di ‘guadagno’. Negli scorsi giorni i ‘cittadini’ eletti alla Camera e al Senato hanno scritto una lettera ai presidenti Laura Boldrini e Pietro Grasso per chiedere che venga istituito un fondo ad hoc, “controllato da un ente terzo, in maniera trasparente”, dove raccogliere il denaro proveniente da diarie e rimborsi, così che venga destinato a quei settori che oggi si trovano in difficoltà: dalla scuola alla cultura. Ma sono ancora in attesa di una risposta.

Per quanto concerne, invece, le risorse provenienti dalla decurtazione degli stipendi, i parlamentari emiliano romagnoli guarderanno al territorio, valutando di volta in volta quale progetto, rigorosamente no profit, finanziare. “Purtroppo – spiegano – tra terremoto, valanghe e altre emergenza, le possibilità tra cui scegliere non mancano”.

Non ci stanno, quindi, i ‘grillini’ giunti a Roma dall’Emilia Romagna, a vedersi puntare il dito contro da parte della ‘politica’, così come dai ‘mass media’. Anche perché si calcola che, complessivamente, il risparmio che il Movimento 5 Stelle produrrà sarà di circa 52,275 milioni di euro per questa legislatura: 42 milioni provenienti dai rimborsi elettorali rifiutati, 5 milioni di euro l’anno derivanti dal dimezzamento dell’indennità parlamentare, 3,5 milioni di euro l’anno derivanti dalla rinuncia alle spese generali aggiuntive (come telefoni o il costo dei taxi), 1,6 milioni di euro l’anno derivanti dalla rinuncia all’indennità di fine mandato e175mila euro l’anno derivanti dalla rinuncia alle indennità di carica dei presidenti, dei vicepresidenti e dei questori. Il tutto escludendo le restituzioni di diaria e rimborsi, ancora da calcolare, variabili a seconda delle spese di ciascun eletto.

E al Parlamento rivolgono un appello: “i presidenti di Camera e Senato intervengano per smontare le polemiche e restituire la verità su ciò che stiamo facendo”. Purtroppo, commenta Dell’Orco, “facciamo paura alla vecchia classe politica. La trasparenza che vogliamo riportare all’interno delle istituzioni credo che dia fastidio a più di qualcuno”.

 

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