Archiviata la seconda stagione di MasterChef Italia, che ci ha regalato l’avvocato Tiziana, e in attesa che partano le riprese della numero 3, non restiamo a digiuno di piatti rotti e di “muoro” gustandoci la versione americana. Questa settimana è infatti arrivata su Sky anche da noi MasterChef Usa terza stagione. E chi ci troviamo? Luca Manfè 31 anni, il friulano che avevamo intervistato un anno fa. Ebbene, lo abbiamo ricontattato, trovandolo in ottima forma, strafottente come sempre, che i terribili giudici era pronto a mangiarseli a colazione. Peccato che, almeno per ora (questa puntata è andata in onda negli Usa a giugno 2012), lo abbiano velocemente rispedito a casa. Il suo fegato alla veneziana si è beccato due no e un solo sì, quello di Bastianich, nonostante notoriamente non scorra buon sangue tra friulani e triestini.

Musica folkloristica di sottofondo, segno della croce prima di iniziare a cucinare, mamma Bruna in studio: un italiano vero…
Sono piaciuto da subito ai giudici, ma il mio essere italiano è stata un’arma a doppio taglio: si aspettavano molto di più da me. E, nonostante le simpatie, alla fine l’unica cosa che conta è il cibo che metti nel piatto.

In ogni caso, eri decisamente il più elegante.
Italian style! Presentarmi in giacca e cravatta è stato un biglietto da visita rispetto agli altri concorrenti. Credo molto in me stesso e non mi prendo troppo sul serio.

A sangue freddo, cos’hai sbagliato?
L’errore principale è stato di aver cotto troppo il fegato. La polenta poi non è riuscita al meglio: quei minuti di attesa tra la preparazione e l’assaggio sono bastati a guastarla. Tutti e tre gli chef hanno riconosciuto che il piatto era saporito ma la tecnica andava affinata.

 

 

(dal minuto 6)

Lo vedi MasterChef Italia?
Sì, online. E penso che la preparazione dei concorrenti in Italia sia più alta di quella qui in America. Gli italiani hanno una base di cultura culinaria, con una notevole varietà regionale. In ogni cucina italiana si fa da mangiare a casa e si può imparare fin da bambini. Non è così negli States. La trasmissione americana però è più spettacolare, e gli chef sono perfetti per lo show.

Ma sono davvero cattivi o li “disegnano” così?
Pretendono molto e se vedono piatti fatti male sentono che stanno perdendo tempo prezioso. Ma sono molto più simpatici di quello che sembra in tivù. E lo dico anche se mi hanno mandato a casa.

A Gordon piaci, si vede.
Sì, mi ha trovato simpatico, ma non ha creduto che la mia preparazione fosse adeguata per quella stagione. Ma mi ha consigliato di continuare a cucinare e cercare di tornare l’anno successivo.

Sono passati un po’ di mesi da allora. Sei ancora così sicuro di te?
Sì.

Non hai paura di fare la figura dell’italiano che se la crede?
No, perché sono consapevole delle mie possibilità. Quello è stato un errore, so di saper fare meglio.

Lo hai fatto davvero nella quarta stagione (in onda negli States dal 22 maggio e dunque già registrata)?
Chi vivrà vedrà.

di Natascia Gargano

www.puntarellarossa.it

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

I cibi che piacciono di più, ecco le nuove tendenze in fatto di gusti

prev
Articolo Successivo

Fornelli Indecisi, terza edizione: incoronati i vincitori

next