Giunge dal Sudafrica la sconvolgente notizia della morte brutale e insensata di tre adolescenti in un campo nel quale avrebbero dovuto “diventare uomini” (qui la versione inglese).

Si tratta di Raymond Buys, 15 anni, Eric Calitz, 18 anni e Nicolaas Van Der Walt, 19 anni, che hanno trovato la morte nel campo Echo Wild Game Rangers diretto da tale Alex de Koker, un 49enne che ha promesso alle famiglie di quei ragazzi di farli diventare veri uomini, estirpando la loro omosessualità. In particolare, Buys era stato lasciato dalla madre e dal patrigno ai cancelli del campo, in modo che i responsabili dello stesso lo prendessero in custodia. “Le deviazioni comportamentali del giovane erano state subito notate“, dichiara un rapporto della polizia. Ciò che accomuna i giovani è il fatto di essere ragazzi effemminati.

Chiaro lo scopo del soggiorno nel campo: eliminare la loro omosessualità e renderli “normali”. Con un addestramento feroce, soprusi, torture.

Ecco le conseguenze dell’omofobia, che sono sicuramente conseguenze sociali, psicologiche ed economiche, ma anche personali, umanizzate dallo sguardo spento e dal fisico provato di Buys.

Ciò che ha portato a queste morti senza senso è la convinzione che dall’omosessualità si possa guarire. Convinzione errata e mai dimostrata empiricamente, contraria a ogni buon senso e, soprattutto, disumana perché non solo mette in discussione una dimensione intima e privata della persona, ma costituisce altresì un’indebita e arbitraria intrusione nella vita dell’individuo. Poco importa che  i tre ragazzi fossero gay o meno. Il punto è che la dignità personale è e deve essere inviolabile, e la prima forma di violenza è la convinzione di dovere, o anche solo di potere cambiare il proprio orientamento sessuale.

Il volto emaciato e disidratato del giovane Buys è palese manifestazione di dignità negata.

Quante madri, di fronte a un figlio o una figlia che si dichiara omosessuale, avranno risposto con frasi ritenute risolutive: ma sei sicuro/a? Forse è solo un momento. Ma non è possibile. Alla vostra età non sapete quello che volete, cambiereste un maglione al minuto. Sei sicuro/a che per quello che mi dici non sia lo stesso? E così via. Molti figli ora rideranno al ricordo di tali frasi. Molti no.

Non saremo civili, e le nazioni che si professano democratiche e basate sul diritto non potranno dirsi tali, se non facciamo piazza pulita di queste convinzioni aberranti e di ogni spunto, sistema o disposizione di qualsiasi livello che ne rappresenta la realizzazione pratica.

Farlo è semplice. Anzitutto, dobbiamo smetterla di finanziare gruppi di sedicenti “guaritori” o pratici delle teorie riparative. I centri o i professionisti che promettono di guarire dall’omosessualità sono dei truffatori, che fanno soldi sulla pelle delle persone. In secondo luogo, dovremmo ascoltare, senza parlare. Ascoltare quello che i nostri figli e le nostre figlie – i nostri amici, colleghi o allievi – hanno da dirci. Guardarli mentre giocano da piccoli e mentre crescono da adolescenti, senza pensare a com’erano o come sarebbero stati, ma a come sono realmente. Infine, capire. Capire che non possiamo eliminare l’omofobia senza ammettere che la dignità è anche quella delle persone omosessuali.

Sogno una società libera, nella quale ciascuno può essere se stesso indipendentemente dall’essere gay, lesbica, transessuale, nero, bianco, alto, basso, bello o brutto.

E quando leggo notizie come quella che ci viene dal Sudafrica, mi rendo conto che forse una società così non la vedrò mai.

Ma i miei figli forse sì.

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