La mancanza di un governo sicuramente fa male all’economia, speriamo non malissimo.

Ma non è uno sconvolgimento totale, un rivolgimento insopportabile dentro l’animo di un italiano.

Perché noi uno Stato che garantisca uguali dignità e diritti, che punisca con la certezza della pena ingiustizie e soprusi, che sappia con fiero sguardo sulla Costituzione e sui Codici dichiararci uguali di fronte alla Legge, ecco questo noi non l’abbiamo mai avuto.

In questo preciso e delicato momento storico in cui l’Italia ha prodotto un risultato elettorale che non riesce a formare un governo e una maggioranza, molti, anche ieri sera Laura Puppato a Servizio Pubblico, sostengono infatti che questo scenario generi un senso di vuoto, di mancanza dello Stato, che è preoccupante e molto forte.

Purtroppo non è così, o non è solo così, o non è così semplice. E lo sperimentiamo tutti sulla nostra pelle.

Dove è mai stato il senso forte di uno Stato in cui la mafia ha sempre regnato sovrana? Dove si parla continuamente e da anni – ed è stato istruito un processo epocale – della trattativa malefica tra lo Stato e la mafia? Dove la mafia è presente ovunque, al Nord come al Sud. È in parlamento, è nei consigli regionali e comunali, fa le nostre strade, i nostri palazzi, le nostre linee ferroviarie.

Dove è mai stato il senso forte di uno Stato in cui l’evasione fiscale è altissima, soprattutto nelle regioni del Nord, quelle produttive e avanguardistiche in cui un gioielliere in Ferrari può avere la sfacciataggine impunita di dichiarare 1 euro alle casse della Cosa Pubblica? Un euro è la misura della mancanza totale di senso della dignità e della presenza del senso di collettività.

Dove è mai stato il senso forte di uno Stato in cui i livelli di corruzione sono altissimi, tra i più alti del mondo occidentale? Corruzione a ogni livello, dalla pubblica amministrazione all’imprenditoria privata. Dalle alte sfere delle forze dell’ordine (implicate spesso nelle operazioni antimafia) alle basse sfere della politica.

Dove è mai stato il senso forte di uno Stato in cui un quinto del Prodotto interno lordo è economia illegale? 350 miliardi di euro (equamente divisi tra fatturato mafioso, corruzione ed evasione fiscale) all’anno su 1600. E dove l’economia sommersa vale un terzo del Pil?

Dove è mai stato il senso forte di uno Stato in cui per trovare un lavoro devi essere raccomandato da qualcuno o devi avere un cognome importante? Dove la libera iniziativa, soprattutto per i più giovani (i più attivi e “avanti”) è praticamente impossibile e si ingabbia necessariamente tra mille formule, cavilli, gerarchie.

Questa è la misura della nostra appartenenza a questa (prima?, seconda?, terza?) Repubblica.

E su questo bisognerebbe misurare le scelte e i comportamenti dei cittadini.

Non ci raccontiamo fesserie: che il governo ci sia o non ci sia, che una maggioranza ci sia o non ci sia di certo influisce sulle decisioni che la grande finanza mondiale prende alle nostre spalle (spread, declassamento di rating), ma in noi italiani non genera un senso incolmabile e profondo di vuoto. Purtroppo.

Bisogna lavorare molto perché un giorno cominciamo a sentire il diritto dell’altro forte come il nostro. Perché un giorno ci riconosciamo uguali di fronte alla Legge. E quindi finalmente personalità uniche, totali, formate.

Ora io dico che, per onestà: soprattutto i rappresentanti del Pd dovrebbero fare attenzione a fare simili dichiarazioni, se non vogliono passare per osservatori poco attenti o al contrario in mala fede.

Come si può non accorgersi che è proprio la verità del contrario di questa affermazione ad aver portato tanti voti al Movimento 5 Stelle?

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