Manterrà due cariche. Il presidente della Regione Piemonte, il leghista Roberto Cota, è tornato tra gli scranni della Camera ma continuerà, almeno per ora, a fare il governatore, per non perdersi alcuni passaggi importanti di questo Parlamento. Solo che Cota è incompatibile, come sancisce l’articolo 122 della Costituzione: “Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento”. “Farà come sta facendo Nichi Vendola”, ribatte il suo portavoce.

I radicali piemontesi però porranno la questione ai giudici. Il presidente dei Radicali italiani Silvio Viale e Giulio Manfredi dell’associazione Adelaide Aglietta hanno annunciato che gli avvocati ricorreranno al tribunale ordinario: “I cittadini piemontesi attendevano dal presidente Cota una scelta secca e precisa. Questa scelta non c’è stata. Ne prendiamo atto e, come nel 2010, abbiamo chiesto al nostro pool legale di predisporre la cosiddetta ‘azione popolare’”. Si tratta di un ricorso dei cittadini elettori per fare sancire l’incompatibilità fra le cariche. Lo fecero pure quando gli allora deputati leghisti Cota e Gianluca Buonanno vennero eletti consiglieri regionali mantenendo tutti gli incarichi per qualche tempo. “Entro un mese Cota sarà costretto a scegliere se rimanere a guidare il Piemonte – affermano Viale e Manfredi – o andare a fare il deputato magari solo per due o sei mesi, visto il grande rischio di elezioni a giugno o in autunno”.

Entrambe le poltrone di Cota sono instabili. Se la poltrona di Roma traballa per lui come per tutti gli altri parlamentari, quella da governatore non è salda. Il 7 luglio prossimo i giudici della Corte di Cassazione si riuniranno per decidere in maniera definitiva sul caso delle firme false delle liste “Pensionati per Cota” di Michele Giovine, consigliere regionale condannato in primo grado e in appello e poi sospeso dal governo. Quelle liste irregolari hanno permesso a Cota di avere 27mila voti con cui battere Mercedes Bresso nel 2010. Se la condanna diventerà definitiva il Tar del Piemonte dovrà tornare a decidere sulle elezioni e a questo punto, certificata in via penale la falsità delle firme, potrebbe annullare le regionali del 2010, spingere verso un nuovo voto o nominare presidente il secondo classificato. In tal caso tenere il seggio alla Camera sarebbe un modo per garantirsi un salvagente.

Però Cota – afferma il suo portavoce – ha già deciso che lascerà Roma dopo alcuni appuntamenti importanti per il nuovo Parlamento, ad esempio la votazione del presidente della Repubblica. Poi farà solo il presidente. Per ora, con i due incarichi, ha deciso di rinunciare allo stipendio da governatore, come ha scritto agli uffici della Regione Piemonte: preferisce incassare la retribuzione da deputato per non gravare sulle finanze di una regione sull’orlo del tracollo.

Nel frattempo, dopo le dimissioni dell’assessore indagato Massimo Giordano e quelle dell’assessore alla Sanità Paolo Monferino (ex manager Fiat in rotta con i partiti che hanno frenato il suo piano) mercoledì mattina Cota ha fatto un rimpasto “per ridare slancio all’azione della Giunta, slancio di cui abbiamo bisogno per portare a termine la legislatura”. Con quattro nuovi innesti a molti osservatori è sembrata una mossa per dare nuovi equilibri ai partiti di maggioranza: da una parte c’è la Lega indebolita alle ultime elezioni (dal 16,7% del 2010 al 4,9% del 2013), dall’altra due gruppi fuoriusciti dal Pdl: Progett’azione e Fratelli d’Italia. Secondo Cota i nuovi assessori sono i “migliori della classe politica piemontese”. “La Regione è in una situazione difficile, ma c’è ottimismo”, ha ammesso lo stesso governatore.

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