Se le autorità italiane ”non manterranno la parola”, rifiutando di rispedire i due marò in India per essere processati, “ci saranno conseguenze nelle nostre relazioni con l’Italia”. Con un tweet il premier indiano Manmohan Singh torna a condannare la decisione dell’Italia di trattenere i due fucilieri del Battaglione San Marco, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati di aver sparato a due pescatori locali scambiati per pirati causandone la morte, e per questo arrestati su ordine della Corte di New Delhi.

Ad agitare la situazione è intervenuto anche l’ambasciatore italiano in India, Daniele Mancini, che ha dichiarato: “Non lascerò il Paese fino a quando le autorità competenti non mi dichiareranno persona non grata”. E ha aggiunto: “L’Italia è stata uno dei più importanti interlocutori dell’India nell’ultimo decennio” e “mi auguro che con il dialogo riusciremo a isolare questo aspetto legale controverso dalla sfera delle nostre relazioni bilaterali”.

La Corte suprema indiana ha permesso ai due militari di rientrare a Roma il 22 febbraio scorso sulla base di una dichiarazione giurata presentata dalla Repubblica d’Italia a patto che facessero ritorno dopo quattro settimane per far fronte all’accusa di omicidio. L’11 marzo però, a pochi giorni dal rientro, il ministero degli Esteri insieme a quello di Difesa e Giustizia in accordo con la presidenza del consiglio hanno comunicato all’India che Latorre e Girone “stante la formale instaurazione di una controversia internazionale tra i due Stati” sarebbero rimasti in Italia.

Una decisione che ha fatto infuriare il governo indiano e i media locali che accusano l’Italia di “tradimento dei patti”. Già ieri il premier Singh aveva definito “assolutamente inaccettabile” la situazione creata dal governo italiano annunciando che New Delhi avrebbe chiesto formalmente a Roma di far rientrare in India i due militari

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