Un premio Nobel al Quirinale? Dario Fo, indicato da Grillo, ha declinato l’invito. Altri hanno rilanciato al grido di: “magari potesse andarci comunque un premio Nobel”.
Chi sono i premiati ancora viventi, oltre a Dario Fo? Riccardo Giacconi, Nobel per la fisica, nel 2002, e Carlo Rubbia, fisico anche lui, insignito nel 1984.
Quest’ ultimo, peraltro, fu anche “dimissionato” dalla presidenza dell’Enea, grazie alla purga decisa dal duo Berluscon- Scaiola, per aver duramente criticato il miserevole stato della ricerca in Italia.
Non vi é dubbio che il professor Rubbia abbia più volte dimostrato il suo amore per l’Italia e per la sua Costituzione.

Nell’individuazione dei profili per il Quirinale tuttavia, sarà il caso di seguire anche altri criteri: l’amore per i beni comuni, la competenza costituzionale, la capacità di unire mondi diversi, la disponibilità al dialogo e all’ascolto,una biografia cristallina, una comprovata capacità di dire No di fronte agli abusi e ai tentativi di calpestare la legalità repubblicana.

Sicuramente esistono donne e uomini con tali requisiti; basta solo avere voglia di andarli a cercare, senza chiedere, prima, il via libera ai Berlusconi di turno che non amano questo tipo di biografie.

Il sito di Articolo21, senza pretesa alcuna di scientificità, ha promosso un sondaggio sui possibili candidati. Hanno risposto in poche ore oltre 10mila persone e hanno assegnato il primo posto al professor Stefano Rodotà, seguito da Gustavo Zagrebelsky, già presidente della Corte Costituzionale e da Emma Bonino.
Non vi è dubbio, per limitarsi a questi nomi, che si tratti di personalità che hanno a cuore il bene comune, che hanno compiuto grandi battaglie per i diritti civili e di libertà, che hanno saputo dire i loro No anche ad “amici e compagni”, come si usava dire un tempo.

Il professor Rodotà, peraltro, è uno dei più acuti studiosi e interpreti della rete, dei suoi possibili utilizzi, della democrazia civica, della società aperta, capace di opporsi a censure, integralismi e oscurantismi di ogni natura e colore, requisiti non secondari in generale e ancor più in questo particolare momento della nostra storia.

La decisione finale, ovviamente, spetterà ai “grandi elettori”, ma perché non suscitare un dibattito dentro e fuori la rete? Perché non far irrompere nel dibattito queste ed altre proposte, capaci comunque di andare oltre i confini della solita vecchia agenda dei candidati presidenti, buoni per ogni stagione e per ogni evenienza?

Le consorterie, le chiese, i gruppi di interesse, le logge, più o meno deviate, troveranno il modo per far conoscere le loro preferenze.

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