Il Grand Canyon è antico quanto i dinosauri. L’immensa gola sarebbe stata scavata infatti da un antico corso d’acqua del fiume Colorado ben 70 milioni di anni fa, e non 6 milioni di anni fa come pensato finora. La vera storia di questo luogo simbolo degli Stati Uniti è registrata nella composizione chimica delle sue rocce, analizzate dagli esperti dell’università del Colorado a Boulder in uno studio pubblicato su Science. Il nuovo metodo di datazione che ha permesso di rivedere il certificato di nascita del Grand Canyon si basa sul decadimento radioattivo degli atomi di uranio e torio in atomi di elio all’interno dei granelli di un minerale chiamato apatite. Il processo di decadimento risente infatti delle variazioni di temperatura dovute allo spostamento delle rocce verso la superficie terrestre e alla loro esposizione.

I ricercatori guidati da Rebecca Flowers hanno inizialmente usato questa tecnica per verificare l’età della porzione orientale del Grand Canyon: i campioni di roccia estratti in questa area sembravano però dare ragione alle ricerche precedenti, che fissavano la nascita della gola intorno ai 5-6 milioni di anni fa. In seguito, però, hanno analizzato le rocce prelevate nella parte occidentale del canyon e queste hanno raccontato una storia completamente diversa: avrebbero infatti vissuto un processo di raffreddamento (dovuto all’avvicinamento alla superficie) in un periodo molto più antico, 70 milioni di anni fa circa, quando l’erosione avrebbe generato la gola con una profondità molto simile all’attuale. Questi dati apparentemente contrastanti dimostrerebbero quindi che il Grand Canyon ha alle spalle una storia piuttosto complessa, tanto che potrebbe non essere stato ‘scavato’ tutto in una volta: i diversi segmenti potrebbero essersi evoluti in tempi diversi per poi unirsi a dare la formazione geologica attuale, lunga 450 chilometri e visitata da quasi 5 milioni di turisti ogni anno. 

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