“Questo è il regalino che ci siamo trovati questa mattina. Che dire?”. Reagiscono così, con poche parole, i gestori del Cassero, il centro Arcigay di Bologna che questa notte è stato teatro di un blitz di Forza nuova. Il “regalino” in questione è uno striscione bianco, lasciato appeso fuori dall’edificio dagli attivisti di estrema destra, con scritto “Le perversioni vanno curate”.

Un gesto provocatorio, di stampo omofobo, per protestare contro il festival dedicato alle identità di genere Gender Bender al via proprio in questi giorni al Cassero.  “La città che vide, nove secoli fa, la rinascita e lo studio del diritto romano – scrivono gli esponenti di Forza nuova in un comunicato, pubblicato anche sulla propria pagina Facebook – oggi si ritrova assessorati comunali, provinciali e regionali che confondono il significato del termine “cultura” (da loro ridicolmente rappresentata) con un’altra parola che con la prima condivide solo le prime tre lettere”.

Intanto sulla rete si stanno moltiplicando i messaggi di solidarietà alla comunità lgbt, da parte del mondo istituzionale e non.  “Quelli da curare sono loro il loro razzismo, il loro fascismo, la loro omofobia da 4 soldi – ha commentato il consigliere regionale dell’Idv e presidente onorario di Arcigay, Franco Grillini – E soprattutto scioglierli visto che sono un’organizzazione eversiva”.

Un gesto “degno del peggiore squadrismo fascista” lo ha definito il capogruppo Pd in Comune a Bologna Sergio Lo Giudice, che paragona i toni del comunicato di Forza Nuova alle “più farneticanti argomentazioni naziste, con il ricorrente e ossessivo raffronto fra omosessuali ed ebrei”. Se “ “questi figuri- conclude –  cercano così di intimidire qualcuno sappiano che quello che ne avranno in cambio sarà una sonora risata”.

Il neo presidente del Cassero, Vincenzo Branà, collega l’episodio ai blitz neofascisti di pochi giorni fa, in alcuni licei romani. “Quando l’Italia arriva vicina alle scadenze politiche si abbruttisce tira fuori questi picchi di inciviltà – ha dichiarato Branà intervistato da una radio locale – Non si tratta di un cartello affisso da soggetti border line, ma di una forza politica che accede al gioco democratico delle elezioni, esprime candidati, liste e fa alleanze”. Per questo il presidente bolognese di Arcigay invita gli esponenti del movimento di estrema destra a farsi avanti, per un confronto pubblico: “Adesso spiegateci, perché una frase non basta”.

Vicinanza e solidarietà arrivano poi da Sel, dal Pd e dal sindaco di Bologna, Virginio Merola, secondo il quale si tratta di un gesto “vile” e di uno striscione “disgustoso”che “offende tutta la città e qualifica chi l’ha ideato come omofobo e antidemocratico”. Mentre la deputata Pd, Paola Concia,  affida a twitter il suo commento: “Le perversioni vanno curate. E infatti l’omofobia è una malattia”.

Si discosta dal coro di condanne la posizione di Slvia Noè, capogruppo dell’Udc in regione Emilia Romagna, che, pur stigmatizzando lo striscione, attribuisce una parte di responsabilità anche della comunità lgbt. “Purtroppo, a volte, si è resa protagonista di attacchi che non aiutano un sano confronto. Davanti all’emergenza lavoro e al progressivo impoverimento dell’Italia, è arrivato il momento per tutti, istituzioni e movimenti politici, di abbassare i toni e di cercare il dialogo per risolvere i conflitti”.

Daniele Del Pozzo, direttore artistico del Gender Bender, paragona invece la manifestazione di Forza nuova a “una pratica da ladri di galline” di chi “agisce nottetempo,sa di essere nel torto e sceglie perciò di fare le cose di nascosto”. E difende il festival, arrivato quest’anno alla sua decima edizione: “Noi non abbiamo imposto nulla a nessuno e, a differenza degli autori del blitz, ci abbiamo sempre messo la faccia. Perché è nostra abitudine, da sempre, aprire al confronto, pubblico e diretto, su qualunque tema e con qualsiasi interlocutore”. 

 

 

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