Se la signora Minetti conoscesse la vergogna, il nostro sarebbe un paese migliore. Le sue spudorate e deliranti affermazioni durante l’intervista a Canale 5 mi hanno fatto ribollire il sangue nelle vene. A due giorni dalle “bastonate” ai ragazzi che manifestavano nella speranza di un futuro migliore, quel futuro che persone come la signora Minetti gli hanno tolto, vedere quel volto in atteggiamento da madonna dolente, tutta di bianco vestita, mi è stato insopportabile.

Sia chiaro che la signora Minetti, come qualunque cittadino (compresi i ragazzi “bastonati” dei cortei) ha diritto alle proprie opinioni e ad esprimerle. In un paese devastato come il nostro, in cui il più alto significato della democrazia e delle istituzioni è stato, da tempo, smarrito, fra un bunga bunga e l’impunità di qualche politico corrotto, fra l’altro, la signora Minetti ha persino il privilegio (pagato da noi) di rappresentare quelle stesse istituzioni e, dunque, di accomodare il suo pagato fondoschiena su una poltroncina in uno studio televisivo ed esprimere quelle opinioni davanti a un bel po’ di gente.

Che la signora Minetti, dunque, abbia delle opinioni, in un paese libero è legittimo. Che qualcuno pensi che siano giuste e’ tutt’altro. Perche’ la signora Minetti dimentica, prima di tutto, che in un altro Paese, uno normale, civile, pulito, democratico, lei sarebbe a fare altro e non riesco a pensare a nessuna professione, sinceramente, in cui non creerebbe imbarazzo alle sue eventuali colleghe e colleghi.

La signora Minetti in un mondo fuori dall’Italia, in quei “territori” che si fregiano del titolo di paesi avanzati, sarebbe un esempio negativo e vivrebbe cercando l’oblio e l’ombra piuttosto che le luci della ribalta. Quei ragazzi manifestavano anche perché in questo paese una come la signora Minetti – ripeto, pagata con i nostri soldi, più che lautamente, si prende il lusso e lo sfizio di andare in televisione a dire in faccia agli italiani che studiano e si impegnano e si ammazzano di lavoro che sono degli imbecilli.

E, con la mano che si rifiuta di scriverlo, temo abbia ragione.

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