E’ straordinariamente istruttivo ma, al tempo stesso, sconfortante leggere il disegno di legge che l’On. Pedro Novais ha presentato lo scorso 14 giugno 2012 alla Camera dei Deputati del Parlamento Brasiliano. La proposta ha ad oggetto l’accesso online da parte dei cittadini brasiliani a tutte le Sentenze dei Giudici, di ogni ordine e grado.

Se anche ci si fermasse qui, la distanza tra cultura della trasparenza in Brasile e quella nel nostro Paese sarebbe abissale. In Italia resta impossibile, persino per un professionista del diritto, procurarsi una qualsiasi sentenza senza passare per le costose banche dati degli editori privati che, peraltro, non hanno e non pubblicano la totalità delle decisioni dei nostri giudici ma solo una minima parte di esse.

Il punto, tuttavia, è un altro. 

I cittadini brasiliani possono, già da tempo, accedere online – semplicemente collegandosi al sito di un qualsiasi Tribunale – a qualsiasi sentenza, in pochi click. Ciò di cui ora si preoccupa l’On. Novais con il suo disegno di legge è che il rapido processo di digitalizzazione del sistema giustizia nell’ambito del quale è stato realizzato un portale unico per l’accesso a tutte le decisioni di tutti i tribunali brasiliani [n.d.r. in Brasile già lo chiamano “google do Judiciario”], prevedendo l’utilizzo della firma digitale, possa restringere la reale possibilità dei cittadini di esercitare il loro diritto di accesso e, dunque, diminuire la trasparenza del pianeta giustizia.

La considerazione – se letta da questa parte dell’oceano – ha, quasi, dell’incredibile. La cultura della trasparenza e dell’informatizzazione della pubblica amministrazione in Brasile è qualche era gelogica avanti alla nostra e mentre noi non riusciamo neppure a garantire ai cittadini il diritto di accedere ad una sentenza via internet – non importa come – il Parlamento brasiliano già pensa alle possibili ricadute negative di un’eccessiva informatizzazione non alla portata di tutti i cittadini.

E in Italia? Qualcuno si è posto il problema? Ci vuole così tanto a consentire a tutti i cittadini di accedere a tutte le sentenze con le quali i giudici amministrano la giustizia nel nostro Paese? Si tratta, per dirla con le parole, del deputato brasiliano autore del disegno di legge di un irrinunciabile processo di democratizzazione dell’accesso all’informazione.

Inutile farsi scudo – come spesso avviene da queste parti – dell’alibi della privacy: la legge già prevede che la parte di un processo, qualora via abbia interesse, può chiedere al giudice di disporre il mascheramento, in sede di pubblicazione della sentenza, del proprio nome e cognome.

Non abbiamo alibi ma solo tanto da imparare, ammesso che vi sia la volontà di imparare.

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