Venire a capo dell’enigma, nel miglior cinema di Dario Argento, consiste nello scavare nella propria memoria di personaggio-spettatore: dall’inizio, una “scena primaria” si offre all’investigatore suo malgrado per poi scomparire, gradualmente, fino alla rivelazione finale. Proprio da quest’intuizione, il regista trentenne comincia il suo rivoluzionario percorso nel genere con L’uccello dalle piume di cristallo (1970), stasera in onda su Rai Movie alle 23 e 50 come terzo appuntamento di 100 pallottole d’Argento. Cominciato il 2 agosto, è un programma di cui, a conti fatti, si sentiva la mancanza. Si tratta, infatti, di una lunga carrellata di pellicole, ogni volta introdotte da pillole della durata di cinque minuti in cui il cineasta romano presenta tematiche e curiosità dei titoli in esame, in buona mediazione tra passioni cinefile e ricordi personali. A giudicare dai primi due appuntamenti, lo stile è il suo tipico, informale e sussurrato, appassionato e senza piaggerie. 
 
Per circa un anno – gli appuntamenti sono due a settimana, il martedì e il giovedì in seconda serata – nella programmazione di Rai Movie troveremo titoli che, diversamente, non avremmo visto. Collaboratore storico del regista e autore dei testi della trasmissione, Luigi Cozzi spiega così quello che a molti può sembrare uno strano paradosso: “Le TV hanno dei limiti di orario, certi film che non sono considerati di ascolto non possono essere trasmessi in orari centrali per la programmazione. Il bianco e nero, ad esempio, è quasi proibito. C’è qualche eccezione, ma sono davvero pochissime. Ed è un peccato perché tanti capolavori sono proprio in bianco e nero”. 

Non  nuovo ad esperienze televisive, si pensi alla collaborazione per il programma di Enzo Tortora Giallo-La tua impronta del venerdì (1987), Dario Argento introdurrà film più o meno visti e in alcuni casi quasi tabù per i meccanismi televisivi. E’ il caso di La stregoneria attraverso i secoli (1922), all’interno di una maratona di titoli europei dedicati al diavolo in cui vedremo anche Il demonio (1963) di Brunello Rondi, El dia de la bestia (1995) di Álex De la Iglesia e La bellezza del diavolo (1950) di René Clair. Nel corso dei mesi – per ora il programma reso noto è solo quello di agosto – si vedranno accorpati autori e sensibilità di ogni latitudine e tempo, dal Chaplin di Monsieu Verdoux (1947) al Soldati di Malombra (1942) fino a Roger Corman e Mario Bava, David Lynch e Val Lewton, maestro del fantastico mai lodato abbastanza.

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