Aveva promesso che avrebbe portato in tribunale chiunque avesse appoggiato la demolizione del municipio di Sant’Agostino. E così è stato. Poco più di ventiquattrore dopo l’esplosione che ha raso al suolo l’edificio storico Vittorio Sgarbi ha dato mandato al suo avvocato, Giampaolo Cicconi, di presentare una denuncia formale contro il sindaco Fabio Toselli, la giunta comunale, il questore di Ferrara e gli operatori addetti alla manutenzione.

Responsabili, secondo lo storico dell’arte, di “avere contravvenuto alle prescrizioni del direttore regionale del ministero dei Beni Culturali, l’architetto Carlo Di Francesco – si legge in una nota diffusa dai collaboratori di Sgarbi – che condizionava la demolizione alla salvaguardia degli elementi architettonici e decorativi che sono stati deliberatamente distrutti. Anche dopo che Sgarbi li aveva evidenziati”.

Elementi tra cui spiccavano gli affreschi della sala della Giunta, realizzati nei primi del 900’ e distrutti insieme al palazzo storico che però, secondo Sgarbi, si sarebbero potuti salvare. “Perché – aveva sottolineato ieri, giunto a Sant’Agostino tra i fischi della folla per tentare di bloccare la demolizione – in una qualsiasi altra situazione, e in circostanze simili, si sono adottate altre forme di smontaggio che qui non sono state nemmeno prese in considerazione. E’ ridicolo che si sia provveduto a salvare solo un modestissimo lampadario moderno di Murano donato da Italo Balbo. Una vera beffa ai danni del patrimonio artistico”.

E nemmeno le modalità scelte per abbattere il palazzo, costruito nel 1875, sono piaciute al critico d’arte, che ha definito l’esplosione controllata “una vera barbarie” e ha interpellato sia il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, sia Lorenzo Ornaghi, ministro dei Beni Culturali, per guadagnare tempo e fermare i lavori. Ottenendo però solo un lieve ritardo sull’orario previsto per la detonazione controllata. “L’idea che contro il rispetto dei monumenti si usi la dinamite invece di tentare un’altra forma di messa in sicurezza è una cosa totalmente criminale che va denunciata nella maniera più assoluta – aveva insistito Sgarbi – le bombe si usano in guerra e qui non siamo a Damasco”.

Il suo appello però non aveva raccolto consensi nemmeno in città, né da parte della popolazione, che l’ha contestato chiamandolo “buffone” e invitandolo ad andarsene, né dall’amministrazione cittadina. “Questo è l’edificio simbolo del nostro paese e sapere che deve essere demolito fa male” aveva chiarito davanti alle transenne Filippo Marvelli, assessore ai Lavori Pubblici di Sant’Agostino. Tuttavia per la giunta non c’era altra possibilità se non demolire tutto, perché le condizioni dello stabile, di terremoto in terremoto, erano sensibilmente peggiorate. Il palazzo non solo presentava un vistoso squarcio sulla fiancata, ma era completamente fuori asse, sbilanciato in avanti e “a rischio crollo” avevano detto gli esperti. Quindi da abbattere per recuperare il centro storico.

“E’ evidente che se non ci fossero i barbari queste cose non accadrebbero – aveva ribadito Sgarbi minacciando provvedimenti legali – E se persino i sovraintendenti o gli assessori sono d’accordo, figuriamoci un popolo che si diverte come a una festa davanti alla distruzione”.

Ora sarà il tribunale a decidere se la demolizione è stata “un atto contro la legge”, come l’hanno definita Sgarbi, Salvatore Settis, Tommaso Montanari e la sezione regionale dell’Emilia Romagna di Italia Nostra, che in un ultimo tentativo di preservare il palazzo avevano contattato il ministero dei Beni Culturali e denunciato pubblicamente il programmato abbattimento dello stabile storico con la dinamite, o se era davvero l’unica scelta possibile.

In città, tuttavia, nonostante il rammarico dovuto alla perdita di un simbolo, di un luogo storico dove in molti si erano sposati, teatro della vita cittadina, si guarda al futuro. “Il Municipio non è stato demolito per farci un centro commerciale – commentano i residenti di Sant’Agostino – ma qui è tutto chiuso, i negozianti come fanno? Come fa la città a riprendersi se rimane deserta?”

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