L’altalena dello spread. Il va e vieni di Monti in Europa, dove salva l’euro circa due volte al mese, per la gioia di Giorgio Napolitano. Ad ogni salvataggio seguono purtroppo nuove salite dello spread e nuovi tagli, alla faccia della crescita. Eppure i partiti sono talmente fuori dai giochi che si comincia a straparlare e, naturalmente, a smentire, di un governo politico Monti di Grande Koalizione per il dopo elezioni.

Vado, lo salvo e torno

L’Italia camminava sull’abisso
fin lì portata sia dal Cavaliere
che dalle banche con il chiodo fisso
di comportarsi come un biscazziere.

Per fortuna l’anziano Presidente,
forzando i suoi poter fino al prolasso,
affidò la Nazione ormai morente
a un santo o ad un santone o a un satanasso

che di quel mondo fu una reginetta.
Da allora il freddo bocconiano arnese
salvò l’euro e l’Italia in gran bolletta
con un miracolo due volte al mese.

Ogni quindici giorni va alla Ue
a domare i mercati sempre pronti
ad arraffar montagne di danè
minando con lo spread i nostri conti.

Al lunedì ritorna soddisfatto
d’aver convinto Hollande e la culona,
sale al Colle per farsi dir: “Benfatto!
e dalle Camere l’Italia sprona.

L’infame spread dal martedì risale
e il mago bocconian prende la scure,
che gli tiene affilata il Quirinale
e si mette a tagliar senza paure.

Una volta ricerca e posti letto,
un’altra le pensioni ai pensionati,
la terza fa il lavoro men protetto,
la quarta gli statali ha licenziati.

Poi tocca alle province, alle procure,
ai giudici di pace, ai tribunali,
con Giorgio che si esalta: “Taglia pure!
Giammai si parla di patrimoniali

né di tagliare le pensioni d’oro
o gli F-35 o i privilegi
di preti e cardinal, nostro tesoro
ai quali per le scuole ed i collegi

vengono anzi donati dei dané.
Dopo quindici giorni il giustiziere
riprende la trafila della Ue,
riconvince sia Hollande che il Cancelliere

e riparte dalla casella zero
coi complimenti di Napolitano,
dalle Camere un monito severo
e lo spread che risale. Scure in mano,

il grande potatore Mario Monti
riprende il suo lavoro diligente.
Va ben che gli italiani siano tonti,
va ben far divertire il presidente,

va bene aver politici del cazzo,
ma il sol timor che dopo le elezioni
ritorni Mario Monti nel Palazzo
ti fa esclamar: “Tocchiamoci i coglioni!

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