Mi sembrerebbe logico che in un consiglio di amministrazione della più grande impresa culturale italiana, la Rai, ci fossero persone competenti. Mi sembrerebbe logico andare a trovare, tali competenze, tra chi ha sviluppato, nel corso della propria vita professionale, una dimensione di approfondimento, di confronto con altri paesi, di conoscenza in merito al concetto di televisione, di media, di contenuti televisivi.

Mi sembrava, insomma, che se nomi come Zanardo o Freccero o altri fossero circolati tra i possibili candidati, oltre alla piacevole novità di nomi fuori dalle logiche politiche, si dovesse annoverare anche l’altrettanto preziosa caratteristica di persone competenti in posti per competenti. Di persone che masticano l’argomento.

Mi sembrava logico tutto questo fino ad oggi: leggendo la notizia che la stimatissima organizzazione “Libera”, quale interprete della società civile, ha indicato Gherardo Colombo nella veste di possibile candidato mi sono cadute le braccia. Intendiamoci non per lo spessore del personaggio a cui gli italiani devono molto, ma perché mi sfugge quali siano le conoscenze di Colombo in merito alla televisione.

Non necessita di presentazioni, un uomo come Colombo. Ma non riesco a trovare, nel suo impressionante curriculum, una esperienza, un momento della sua vita, una dichiarazione in cui la televisione sia al centro dei suoi pensieri. E’ un intellettuale stimolante sotto tanti profili ma, a mio parere, questo non è sufficiente. Non basta conoscere il mondo necessita conoscere quel mondo. A meno che non si pensi, ma sarebbe sconfortante pensarlo, che, in questo paese, solo i magistrati sono realmente di specchiata moralità e indipendenti dalla politica, escludendo dal novero delle vite oneste e rette, l’universo non togato.

C’è anche dell’altro, fuori dai confini della magistratura, per fortuna.  

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Intercettazioni, il ministro Severino prepara la nuova legge bavaglio

prev
Articolo Successivo

Vatileaks, Bertone: “Calunnie.Vogliono dividere Papa dai suoi collaboratori”

next