“Nel caso di una ripresa dell’attività sismica nell’area già interessata dalla sequenza in corso, è significativa la probabilità che si attivi il segmento compreso tra Finale Emilia e Ferrara con eventi paragonabili ai maggiori eventi registrati nella sequenza” e “non si può altresì escludere l’eventualità che, pur con minore probabilità, l’attività sismica si estenda in aree limitrofe a quella già attivata sino ad ora”.

E’ quanto si legge, tra l’altro, nella relazione della Commissione Grandi Rischi inviata ieri al capo del Dipartimento di Protezione Civile e diffusa oggi dal governo. Non esistono a tutt’oggi metodi scientifici attendibili di previsione dei terremoti nel breve periodo, precisa la Commissione, che nel 2012 si è riunita in tre occasioni per analizzare le problematiche della pericolosità e rischio sismico nell’area della Pianura Padana, con l’audizione dei maggiori esperti nazionali.

Tuttavia, si sottolinea, “la conoscenza del sottosuolo (le “faglie”) e gli eventi che si sono succeduti dal 20 maggio in poi permettono di formulare alcuni orientamenti per l’evoluzione futura”. In particolare, la Commissione ha fornito le seguenti interpretazioni sugli elementi principali della possibile evoluzione dei fenomeni sismici in corso: “nei segmenti centrale e occidentale della struttura che hanno già registrato gli eventi di maggiori dimensioni – tra Finale Emilia e Mirandola – le scosse di assestamento stanno decrescendo in numero e dimensione; u nel caso di una ripresa dell’attività sismica nell’area già interessata dalla sequenza in corso, è significativa la probabilità che si attivi il segmento compreso tra Finale Emilia e Ferrara con eventi paragonabili ai maggiori eventi registrati nella sequenza; non si può altresì escludere l’eventualità che, pur con minore probabilità, l’attività sismica si estenda in aree limitrofe a quella già attivata sino ad ora”.

La sequenza in Emilia, si spiega ancora, “ha sollevato interrogativi nell’opinione pubblica sull’adeguatezza della mappa di pericolosità sismica usata per la normativa antisismica (Ordinanza PCM 3519/2006). La Commissione nota che alla zona colpita dai recenti sismi era stata assegnata una magnitudo massima attesa di 6.2, e che i valori registrati dello scuotimento del terreno sono compatibili con i valori della mappa; a tutt’oggi non ci sono pertanto elementi per concludere che la sequenza sismica emiliana si collochi al di fuori della normativa vigente”. Nel commentare l’estensione e la tipologia dei danni osservati, la Commissione nota che “la maggior parte del patrimonio edilizio è stato costruito prima dell’aggiornamento della classificazione sismica avviato con l’ordinanza della Protezione civile OPCM 3274 del 2003. La migliore strategia per una efficace azione di prevenzione consiste in azioni mirate alla riduzione della vulnerabilità del patrimonio edilizio”.

La sequenza sismica emiliana iniziata il 20 maggio ha attivato il fronte esterno dell’Appennino tra Ferrara e Mirandola, su una lunghezza di oltre 45 km. Il primo evento con magnitudo 5.9 ha coinvolto la porzione centrale, tra Finale Emilia e San Felice sul Panaro; l’evento del 29 maggio con magnitudo 5.8 ha rotto la faglia a Ovest di San Felice sul Panaro verso Mirandola, mentre la porzione a Est di Finale Emilia verso Ferrara ha registrato in questa sequenza eventi con magnitudo fino a 5.1.

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