Con oltre cinque milioni di stranieri residenti in Italia, è ormai tempo di riscrivere le regole per la cittadinanza. In attesa della ripresa dell’iter legislativo (il dibattito generale alla Camera è fissato per il 25 giugno), Uomo da marciapiede fa tappa in via Padova, a Milano, una delle zone a più alta densità di stranieri, teatro negli anni scorsi anche di episodi di guerriglia urbana. E registra una sorprendente apertura: in gran maggioranza i passanti condividono il principio dello “ius soli“, cioé l’idea che la cittadinanza sia assegnata all’atto della nascita ai figli di genitori stranieri residenti in Italia. “Perché no? Chi nasce e cresce in Italia ha diritto a essere cittadino italiano”, è la risposta più frequente. Una parte dei favorevoli precisa tuttavia che sarebbe preferibile “concedere la cittadinanza dopo un primo ciclo di istruzione in Italia”. E il diritto di voto? Anche in questo caso la netta maggioranza approva una riforma che consenta di votare alle elezioni amministrative a chi risiede regolarmente in Italia da almeno cinque anni, una soglia che i più prudenti vorrebbero portare a dieci  di Piero Ricca, riprese e montaggio di Franz Baraggino

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