Se qualcuno non lo avesse ancora capito (uno a caso, il Pd?) di questi tempi le competizioni elettorali non si giocano unicamente sull’antipolitica. Dietro al frinio dei grillini, infatti, non c’è solo un “metti in croce il politico”, ma anche un’idea precisa di ambiente. A parole, dirà qualcuno. Vero. Ma se non altro è un punto di partenza: un “no” dichiarato all’inceneritore, è sempre meglio di un “ni” (la gente si è sfiancata le balle dei “ni”).  

L’esempio concreto lo abbiamo avuto a Parma, dove ad acclamare il nuovo sindaco c’erano più striscioni ambientalisti che bandiere a cinque stelle. Pizzarotti lo ha promesso: fermerà l’inceneritore. E non perché lo vuole Beppe Grillo, ma perché lo vogliono le persone. È questo il messaggio che un partito che si definisce democratico dovrebbe afferrare ‒ possibilmente in fretta: che gli elettori cosiddetti qualunquisti, in realtà hanno esigenze e obiettivi ben definiti.

Da dove iniziare per riconquistare il consenso? Da un’autocritica, per esempio. Chiunque perda le elezioni in quel modo (40% a 60%) contro un perfetto sconosciuto, per giunta senza uno straccio di coalizione, dovrebbe farsene una. Invece no. All’indomani dello scrutinio, dal quartiere generale del Pd echeggia l’eroica risposta di Bersani: “Non è vero che a Parma abbiamo perso: abbiamo non vinto”. Non meno esilarante il commento dello sconfitto, Vincenzo Bernazzoli: “Non ho nessuna autocritica da farmi. I parmigiani hanno fatto la loro scelta” (già che c’era poteva aggiungere: “E mo’ sono ca… loro”).  

La scelta, i parmigiani, l’avevano fatta già prima (niente politici stagionati, e niente inceneritore, tanto per dirne due), ma a quanto pare, ai democratici non è venuto in mente di ascoltarli.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Terremoto Emilia, inchiesta sui crolli. Mistero sulla palazzina demolita nella notte

prev
Articolo Successivo

La Procura: “Indagini sugli edifici costruiti dopo il 2003”

next