Un modulo online per compilare il proprio testamento biologico, da portare poi dal notaio per l’autenticazione. E’ la nuova iniziativa dell’associazione Luca Coscioni, che ha pubblicato sul suo sito il questionario da compilare, formulato ad hoc per evitare possibili ostacoli giudiziari. Oltre ai dati personali, il questionario chiede il sì al consenso informato, e stabilisce una serie di disposizioni “in casi di perdita della capacità di decidere o nel caso di impossibilità di comunicare”: il via libera ai trattamenti medici (o al contrario la richiesta di non iniziarli o non proseguirli) anche qualora lo stato di incoscienza fosse irrecuperabile, o in caso di demenza avanzata, o di paralisi con totale incapacità di comunicare.

Poi il documento chiede l’autorizzazione per iniziare, non iniziare o sospendere rianimazione polmonare, respirazione meccanica, nutrizione artificiale, l’uso di farmaci oppiacei, dialisi, chirurgia, trasfusioni, terapie antibiotiche. Prevista inoltre la nomina di un fiduciario, e la richiesta di avere o non avere assistenza religiosa e funerali religiosi o laici. Fin qui il questionario. Finora sono centinaia le adesioni e l’associazione Coscioni assicura che una volta compilato avrà valore legale, visto che di fatto siamo in presenza di un vuoto normativo: “Siccome il ddl Calabrò contro il testamento biologico non è stato ancora approvato – si legge sul sito – ciascun cittadino può validamente predisporre il proprio testamento biologico. Molti notai e anche molte amministrazioni comunali si sono messi a disposizione per accertare l’autenticità delle disposizioni lasciate da ciascun cittadino”.

E l’associazione spiega come preparare il testamento biologico: “Ti invitiamo a scaricare e compilare il modulo che abbiamo preprato e proponiamo insieme all’Associazione a Buon Diritto“. Poi coinvolge i cittadini nella campagna: “Se vuoi attivarti anche per i diritti degli altri, puoi richiedere l’istituzione del registro del testamento biologico presso il tuo Comune di appartenenza, contattando il Sindaco o un Consigliere comunale, oppure attraverso una proposta di delibera popolare. Alcuni Comuni lo hanno gia’ fatto e hanno anche costituito una Lega degli enti locali per il registro delle dichiarazioni anticipate di trattamento. Non sono pochi”.

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