Alla fine si tratta di un oscuro coefficiente che tiene conto della distanza tra l’ufficio postale e la zona di recapito, dei numeri civici, di quante famiglie e negozi ci sono in zona e del tragitto totale per attraversarla tutta da una parte all’altra. Sopratutto nel coefficiente c’è anche il volume della corrispondenza, che è calato negli ultimi anni perché le comunicazioni iniziano a spostarsi su internet, per la concorrenza e in parte per effetto della crisi.

In base a quel coefficiente Poste Italiane ha deciso di razionalizzare, e ora tutte le zone di recapito, urbano o non urbane, avranno la stessa grandezza. Una scelta industriale che forse renderà più uniforme la distribuzione dei postini, ma che secondo i sindacati porterà al licenziamento di 1765 persone. Per ora interessate dalla ristrutturazione aziendale sono solo 5 regioni: Piemonte, Emilia Romagna, Marche, Toscana e Basilicata. Dal 2013 in poi la razionalizzazione delle zone di recapito dovrebbe investire tutta Italia e portare, questi i calcoli della Cgil, a 12mila esuberi.

Ad essere più colpita la Toscana, che perderà 600 tra postini e personale del Cmp, il Centro di meccanizzazione postale di Pisa che vedrà ridotto il proprio organico di 130 unità. Dopo la Toscana c’è il Piemonte, con 547 tagli e poi l’Emilia Romagna, che secondo i sindacati perderà invece 466 posti di lavoro tra portalettere, capisquadra e addetti alla lavorazione interna della corrispondenza. I restanti 150 tagli sarebbero distribuiti tra Marche e Basilicata.

In Emilia Romagna Valerio Grillini, segretario regionale dei postelegrafonici (Slp) della Cisl si è fatto i conti e ha suddiviso gli esuberi per provincia. Questo il risultato: la più colpita in Emilia sarà Bologna, con 137 licenziamenti. Subito dopo Modena (-87), Parma (-53) e Reggio Emilia (-41). Ravenna perderà invece 33 postini, Piacenza 31, 29 Rimini e la provincia di Forlì-Cesena 21. “Tutto questo – racconta Grillini – dopo che la recente riorganizzazione aveva già limitato ogni singolo recapito a 5 giorni alla settimana e ridotto il personale di 300 addetti”.“Salteranno posti di lavoro a tempo indeterminato. L’azienda ha deciso una ristrutturazione profonda del lavoro, non è questione di picchi o di lavoro stagionale”, spiega Loris Sermasi, funzionario bolognese dalla Slc-Cgil.

“Il piano di ristrutturazione aziendale è stato presentato da Poste italiene il 17 aprile, il giorno dopo sono stati annunciati 846 milioni di euro di utili sul bilancio 2011. La situazione è inaccettabile – tuona il segretario modenese della Slp-Cisl Antonio Buongiovanni – qui abbiamo un’azienda che fa ricavi e macina utili sulle spalle dei lavoratori”. Solo pochi giorni fa Poste italiane ha giudicato “estremamente positivi” i risultati del 2011 annunciando, oltre agli 846 milioni di utile, un risultato operativo di 1 miliardo e 641 milioni di euro. Numeri questi, spiega una nota di Poste Italiane, che collocano la compagnia “di gran lunga al primo posto al mondo per redditività nel confronto con i principali operatori internazionali”.

Nei prossimi giorni i sindacati annunceranno le mobilitazioni che metteranno in campo per protestare contro il nuovo piano aziendale di Poste italiane. Entro giugno nei palazzi della Regione Emilia Romagna dovrebbe anche esserci un incontro con le istituzioni.

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