E meno male che i sacerdoti Maya ci avevano profetizzato lacrime, cavallette e altre sciagure. Invece la discesa in campo del 2012 ci ha liberato dal nonno della nipote di Mubarak e dai suoi migliori amici notturni: Lele Mora, Fede, Lavitola. Per poi regalarci la fuga indecorosa del guerriero di Pontida, che s’è rifugiato nella sua bella casa di Gemonio, pagata con i soldi della Tanzania, dove le abat-jour sono ricoperte dalle bandiere bianche della Lega e dal rosso della vergogna.

È bello pensare (toccando ferro) che i due capi carismatici Berlusconi e Bossi si porteranno nel baratro i rispettivi partiti, intesi come macchine burocratiche che hanno inghiottito soldi, sogni e voti per fabbricare davanti ai nostri occhi alcune centinaia di capolavori politici del calibro di Angelino Alfano o di Bobo Maroni, l’astuto ministro degli Interni che non si era mai accorto di nulla.

Per non parlare dei rispettivi eredi di sangue, Pier Silvio e il Trota, che stanno allegramente smantellando le cattedrali dei padri, Mediaset e la Padania, entrambe fatte di immagini. È pur vero che i Maya ci hanno lasciato nelle mani dei professori: non si può avere tutto. Godiamoci una profezia alla volta.

Il Fatto Quotidiano, 7 Aprile 2012

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