Se n’è andato via da un mese, Lucio Dalla. E in quattro settimane è successo quello che lui aveva cercato di evitare per una vita intera: dibattiti sulla sua omosessualità, o bisessualità sarebbe più corretto dire, pletore di commentatori che hanno spiegato quello che avrebbe dovuto fare, il ruolo della chiesa e l’atteggiamento verso i gay. Ma soprattutto è la corsa all’eredità, quella che oggi manovrano gli avvocati, che assume tinteggiature un po’ da fiction e un po’ da tragedia.

Dalla avrebbe voluto mettere in piedi una fondazione a suo nome, la firma ufficiale era prevista per domani, 2 aprile, e gli sarebbe servita a trasformare la sua casa, quella di via D’Azeglio 15, in un museo: Lucio voleva che quell’immobile, ricavato in un ex convento dislocato tra il seminterrato e il quarto piano, 2363 metri quadrati calpestabili, 436 quadri, da Klimt in giù, diventasse un museo aperto a tutti. Ma non sarà così, visto che si tratta di uno dei pezzi più pregiati del blocco lasciato in eredità.

Non sappiamo che fine farà quella casa, dove attualmente vive Marco Alemanno, il compagno di Lucio, e che della fondazione sarebbe stato il direttore artistico (per la presidenza il nome che a Dalla piaceva era quello di Umberto Eco) e che è un inquilino quasi abusivo, nonostante abitasse lì con Dalla da 8 anni. In qualsiasi momento potrebbe essere costretto a lasciare la casa. Probabile che non avvenga nell’immediato, e neppure in questi termini, ma gli eredi, diventati milionari per caso e senza nessuna aspettativa, vorranno far valere le loro ragioni.

Ragioni che in un primo momento erano concordi con le volontà del loro parente alla lontana: sì alla fondazione, nessuno tocchi Alemanno, sì alla casa museo. Oggi in realtà, nessuno lo dice, ma le posizioni sono cambiate. Alemanno sa che deve contare sulle sue forze e sta rifiutando offerte d’oro per scrivere un libro che racconterebbe di lui e Lucio, mentre ha accettato uno spettacolo teatrale dove il manager di Alemanno sarebbe Marcello Corvino, uno che nel suo lavoro è tra i fuori serie in Italia. Entrare nella sua squadra, formata da Don Gallo, Corrado Augias, Isabella Ferrari, Marco Travaglio, solo per citarne alcuni, vorrebbe dire una svolta per la carriera di attore. Agli amici Alemanno dice che non ha intenzione di fare nessuna battaglia sulle spalle di Lucio. Solo questo, per il resto cerca di riprendersi una vita che non è più la stessa, fatica a elaborare un lutto forse troppo grande per le sue spalle.

Ma cosa lascia Lucio Dalla dal punto di vista patrimoniale? Tanto, la cifra complessiva potrebbe aggirarsi sui cento milioni di euro, escludendo gli ottocentomila euro all’anno, garantiti per oltre mezzo secolo, di diritti d’autore, soldi che secondo Dalla avrebbero finanziato la fondazione. E anche i diritti d’autore potrebbero diventare terreno di scontro. Anche perché molte canzoni di Dalla sono firmate a quattro e più mani, soprattutto con Ron e gli Stadio. Ma mentre Ron, l’unica persona che Dalla dal punto di vista musicale ascoltava, è tornato nel suo studio di registrazione vicino al confine con la Svizzera, anche lui costretto a farsi una ragione sul fatto che Lucio non ci sia più e che con Lucio se n’è andata una parte di se stesso, gli Stadio, nella persona di Gaetano Curreri, alla corsa partecipano in prima persona. È stato Curreri, e nessuno ne capisce ancora il motivo, che tre giorni dopo la morte di Dalla si è precipitato in tribunale a chiedere la tutela del patrimonio. Richiesta accolta, ma da quel giorno sull’intero patrimonio di Dalla vigila anche la magistratura. Quale sia stato il motivo nessuno lo sa, Curreri dice di averlo fatto per amicizia, ma in genere queste procedure avvengono nella paura che qualcuno possa fuggire con un’opera d’arte, un quadro, un’auto. Insomma, tutto quello che potrebbe fare cassa.

E di cose ce ne sono: oltre alla casa di via D’Azeglio a Bologna Lucio era proprietario di 6 terreni e 3 fabbricati in provincia di Catania (villa all’Etna) , uno studio di registrazione vicino le isole Tremiti, terreni in Abruzzo e una villa alle pendici dell’Etna, 14 stanze, oltre a un’appartamento a Urbino. Senza contare la villa alle Tremiti, costruita a pochi passi dal mare, immensa anche quella e alla quale, negli ultimi anni, Dalla aveva aggiunto una dependance che avrebbe ristrutturato.Una barca, adattata anche a studio di registrazione, chiamata “Brilli e Billy” come i suoi due labrador neri. E questa è la parte conosciuta dell’eredità. Probabile che il giudice, nel fare l’inventario, trovi molto altro.

Ma – almeno a oggi – sarà tutto monetizzato e diviso tra i cugini di secondo grado, quattro, e due figli di questi. Saranno loro a tenere in mano il gioco. E di fondazione, a oggi, non se ne parla. Nonostante il Comune si affanni a mantenere il ricordo, a proporre di continuo iniziative (ed è riuscito a fare in modo che ogni settimana, in via D’Azeglio, venga suonata una canzone di Lucio, a partire da stasera 1 aprile) i riflettori oggi sono tutti su un piano numerico gestito dagli avvocati. Freddi numeri. Anche le 581 canzoni scritte da Dalla in oltre mezzo secolo di carriera, vengono monetizzate e spartite.

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