Accidenti se ringhiano, i leoni della Lega. Addirittura ruggiscono. E tutti in difesa di questo capolavoro di lombardo, Davide Boni: “Magistrati attenti!”. Ma ci fu un tempo in cui quegli stessi leoni, belavano. Era il 1993. Il loro tesoriere Alessandro Patelli aveva appena dichiarato “di essere un pirla”, confessando di avere incassato 200 milioni di lire dalla famiglia Ferruzzi, proprietaria di Enimont, per le elezioni del 1992. Erano spiccioli piovuti dal cielo. E Patelli tremava di emozione ricevendoli nientedimeno che al bar Doney di via Veneto, come in un film.

Al processo, il capo dei capi della Lega, Umberto Bossi, arrivò a testa bassa. Tremava anche lui, ma a differenza di Patelli sospettava di non essere in un film. Davanti a Di Pietro confessò i milioni e un po’ anche la vergogna. Incassò senza fiatare la condanna definitiva a 8 mesi di reclusione per finanziamento illecito.

Ai giornalisti disse: “Restituiremo tutto, fino all’ultima lira”. E partì la sottoscrizione, una moneta alla volta, che non avrebbe mai più cancellato il disonore, ma almeno l’umiliazione dei belati. Adesso è tutta un’altra storia: gonfiano il petto, rivendicano, minacciano. E sono di casa al bar Doney.

Il Fatto Quotidiano, 10 Marzo 2012

Community - Condividi gli articoli ed ottieni crediti
Articolo Precedente

Case e soldi, Lusi chiederà il dissequestro. Intanto la Margherita valuta querela

next
Articolo Successivo

Impunità e salvacondotti

next