Chi lo vorrebbe alla gogna e chi fuori dal carcere perché “le sue condizioni di salute sono gravi,  non mangia ed è dimagrito 30 chili”. Calisto Tanzi, ex patron di Parmalat condannato per aggiotaggio nel crac dell’azienda di Collecchio, divide l’opinione pubblica, soprattutto nella sua terra.

A Parma il presidente della Fondazione Tommasini Bruno Rossi era stato il primo a spezzare una lancia a favore di Tanzi all’indomani del “no” del Tribunale di sorveglianza ai domiciliari. E addirittura da metà febbraio è in corso una raccolta firme da consegnare al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al ministro della Giustizia per chiedere la concessione degli arresti domiciliari.

Le promotrici dell’iniziativa sono due cittadine parmigiane, Maria Teresa Alinovi e Rosaria Guareschi, mosse, come spiegano nel documento di presentazione, da pietà umana e giustizia. Le adesioni in meno di un mese sono arrivate a circa 250.“Molti di noi hanno dimenticato il caso umano di una persona che soffre e che ha fatto anche tante cose buone – si legge nella presentazione della petizione – Oggi, molto spesso, vengono trattati in modo troppo benevolo coloro che compiono delitti gravissimi. Ci auguriamo che le autorità competenti, vista l’età e soprattutto le gravi condizioni di salute di Calisto Tanzi, anche nello spirito del Decreto svuota carceri, esercitino la giustizia con più umanità e gli concedano i domiciliari”.

Tanzi da maggio 2011 si trova nel carcere di via Burla, ma dallo scorso mese, dopo un malore, è ricoverato all’ospedale Maggiore di Parma in gravi condizioni, alimentato da un sondino.

“Quello che ci deve far riflettere in questa vicenda – spiegano le due promotrici della raccolta firme – è che Tanzi, sebbene in condizioni di salute più che precarie, non abbia ancora ottenuto gli arresti domiciliari che, nel nostro Paese, non si rifiutano neppure agli orchi. Nessuno vuole negare le responsabilità di Tanzi nel crac Parmalat, ma è altrettanto evidente che ad oggi sia lui l’unico a pagare per quel gravissimo fatto”.

Intanto questa mattina nelle aule del tribunale di sorveglianza si è discussa l’ordinanza per decidere se concedere a Tanzi la detenzione domiciliare, misura fortemente auspicata dall’avvocato dell’ex numero uno di Parmalat, Giampiero Biancolella, a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute. A riprova della malattia dell’ex re del latte, infatti, il primo marzo la difesa ha depositato una duplice consulenza redatta dal professor Roberto D’Alessandro, ordinario di neurologia all’Università di Bologna, da Alberto Cicognani, direttore del dipartimento medicina e sanità pubblica, e dal professor Andrea Stracciari, responsabile dell’Unità operativa di neurologia. Una consulenza che denuncia chiaramente le condizioni fisiche di Tanzi che, “qualora si proseguisse con il regime carcerario con isolamento cognitivo e affettivo – si legge nel testo – non può che subire un deterioramento peggiorativo permanente. A parere degli scriventi, se la detenzione così com’è vissuta dal sig. Tanzi dovesse proseguire, potrebbe mettere a rischio anche la sua vita”.

Presente all’udienza un Calisto Tanzi dimagrito di oltre 30 chili è arrivato sorretto da due agenti, con flebo e sondino naso – gastrico, in condizioni di visibile debolezza fisica. “Tanzi è soggetto a un deperimento della capacità cognitiva e secondo i nostri consulenti, a causa della demenza senile è addirittura borderline – ha dichiarato l’avvocato Biancolella – La legge mira a tutelare le fasce deboli e prevede per gli ultrasettantenni un regime particolare, la detenzione domiciliare. Nella situazione attuale è evidente che il processo di rieducazione e reinserimento sociale previsto dal percorso in carcere non può avvenire, dato che parliamo di un soggetto che sta perdendo le capacità cognitive, quindi ci sono tutti i presupposti per la detenzione domiciliare”.

Secondo la legge, tuttavia, non è previsto alcun automatismo tra il dato anagrafico e la scarcerazione richiesta dalla difesa. Anzi, il comportamento dell’ex patron di Parmalat, che continuerebbe ancora “ad addebitare alle banche la gran parte della responsabilità dei reati fino ad oggi accertati nei suoi confronti” è tuttora sotto esame. Come ha sottolineato la Cassazione, con la sentenza 8712 depositata oggi e relativa all’udienza dell’8 febbraio scorso, Tanzi “ben lungi dall’essere improntato ad una piena e leale collaborazione onde ridimensionare, almeno in parte, i gravi danni patrimoniali da lui arrecati alla enorme platea dei risparmiatori danneggiati dalla fiducia riposta nella sua persona e nelle sue aziende” continuerebbe a “nascondere agli organi inquirenti le sue effettive disponibilità economiche”.

Sullo stato di salute dell’ex re del latte, poi, la Cassazione ha ribadito che le patologie di cui soffre l’imprenditore collecchiese non sarebbero tali da costituire “un pericolo per la vita” e il carcere che lo ospita è fornito di tutte le attrezzature necessarie alla cura della sua salute. La decisione ultima, quindi, spetterà al tribunale di sorveglianza, che si è riservato di decidere in merito alla scarcerazione del detenuto. Il verdetto potrebbe arrivare già tra un paio di giorni, anche se non c’è un termine di legge perentorio, ed esaudire il desiderio espresso da Tanzi ai suoi legali, la speranza di tornare a casa.

di Silvia Bia e Annalisa Dall’Oca

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