Γνῶθι σαυτόνgnôthi sautón era scritto sul frontone del tempio dell’oracolo di Delfi intendendo dire di non fermarsi alle apparenze ma cercare nel profondo di se stessi le ragioni della verità. Così mi sembra dovrebbe essere anche per Bologna la fuoriuscita da questa lunga ed incerta transizione.

La riflessione sulle prospettive della città non è ancora decollata, forse la forte nevicata con tutti i disagi conseguenti ha rallentato di fatto il lavoro sul programma, forse le “sabbie mobili” del civis e del people mover rischiano di determinare qualcosa di più d’un inceppamento.

Il professor Prodi ha redarguito lo sguardo troppo rivolto al presente che rischia di far perdere di vista la prospettiva, Vacchi presidente di Unindustria, ha gridato l’allarme per la situazione della piccola e media industria locale, una volta punto di forza dell’economia territoriale ed ora alle prese con una crisi, resa più dura dalle dimensioni troppo ridotte di molte unità produttive incapaci d’affrontare la maggiore competitività del mercato soprattutto internazionale.

Se riandiamo indietro alla campagna elettorale di Merola e leggiamo il programma che l’ha portato alla vittoria, gli obiettivi più importanti erano la Bologna metropolitana realizzata attraverso il metodo del “piano strategico”, un piano per la “qualità urbana” e quello sulla mobilità fondato in primo luogo sul completamento del Servizio ferroviario Metropolitano. Inoltre “sulla revisione del “piano del traffico con una forte attenzione alle condizioni di sostenibilità ambientale, energetica, economica e di sicurezza delle opere trasportistiche in via di realizzazione (Civis e People mover). Un piano di zone pedonali in tutta la città a partire dal centro storico, recuperare le risorse previste per il metrò per il completamento del Servizio ferroviario metropolitano”.

Ritengo, anche dopo l’esperienza di consigliere provinciale, istituzione in cui sono comunque discussi e ricompresi i maggiori progetti di pianificazione di tutti i comuni del territorio, che Bologna risenta da troppo tempo di un blocco della discussione sulle sue effettive priorità che ha reso più difficile il dipanarsi della tela delle decisioni di governo.

Se consideriamo il periodo dalla vittoria di Cofferati, da quella fase sono passati otto anni, un dibattito vero, aperto a tutte le opinioni sulle scelte di prospettiva della città non si è mai riaperto, se non nel laboratorio urbano ma per soli addetti ai lavori, mai su una dimensione strategica e politico-programmatica;

A che punto è oggi l’attuazione del Piano Strutturale Comunale? Come s’innesta nel Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale PTCP? Che relazione c’è tra il piano di mobilità provinciale e le scelte del Comune? Ad esempio la Provincia ha presentato da non molto in un convegno, lo stato d’attuazione dell’ SFM proponendone il completamento e rafforzamento con una nuova linea 6 Stazione–Fier; sappiamo che c’è chi invece vorrebbe raddoppiare il people mover che ha già problemi per la prima parte, mentre non s’intenderebbero spendere alcuni milioni, per raddoppiare il binario nella tratta di via Libia sulla fondamentale linea SFM 2 (Vignola-Bologna-Portomaggiore) indispensabile per consentire il passaggio dei treni con la frequenza richiesta per rendere efficace il servizio!.Chi non vuole veramente l’SFM?

E’ possibile che argomenti di questa rilevanza debbano vivere nel chiuso delle “stanze dei bottoni” e non diventare patrimonio pubblico, libero confronto di idee? Tutto diventa sordo conflitto tra coloro che vengono etichettati “ oppositori a tutto e a tutti” e gli altri eterni “consenzienti

In questo modo, il senso delle prospettive si perde e subentra uno stato di sfiducia, sappiamo che la città è condizionata dall’opinione influente di molti “poteri” legittimi ma di parte, questi poteri si riverberano nella struttura dei rapporti istituzionali, se la macchina comunale non è diretta con chiarezza verso un programma chiaro e definito nelle priorità, diventa preda di molte sollecitazioni e poi prevale sicuramente il più forte che non sempre è portatore degli interessi generali.

In questo senso la ricerca del consenso non può essere un’esigenza che lascia agli “spiriti animali” degli interessi in campo l’arbitrio di determinare le priorità.

Guido Fanti ha lasciato una grande eredità politica, ora le celebrazioni sono terminate e occorrerebbe aprire una seria riflessione sul modello di città che egli anche negli ultimi giorni di vita agognava di poter contribuire a ricostruire per i prossimi cinquant’anni; occorrerebbe non lasciare all’oblio quell’eredità ( che è stata soprattutto rigore politico e di metodo) e ricominciare una seria ricerca sull’identità politica, culturale ed istituzionale della città per riportarla, come recita sempre il programma di Merola “al rango e alla reputazione che Bologna merita in regione e nel mondo”

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