Nel corso del 2012 il Pil italiano si contrarrà dell’1,3%, terzo peggior risultato dell’Ue dopo gli inarrivabili -3,3 del Portogallo e -4,4 della Grecia. Lo ha reso noto oggi la Commissione Europea evidenziando le stime di crescita del Continente per l’anno in corso. La ricchezza prodotta nell’eurozona si ridurrà dello 0,3% rispetto all’anno scorso mentre l’Ue nel suo complesso andrà incontro alla piena stagnazione centrando un perfetto 0,0%. In sintesi, 9 Paesi andranno incontro a un crescita negativa, diciassette cresceranno, uno, la Repubblica Ceca, sarà in stagnazione. A sperimentare i tassi di crescita maggiore saranno la Lettonia (+2,1), la Lituania (+2,3) e la Polonia (+2,5%). Nell’area euro l’inflazione calerà dal 2,7 al 2,1 (e dal 3,1 al 2,3 nell’Ue a 27) toccando però il 2,9 in Italia e il 3,3 in Portogallo. In Grecia, l’effettivo recessivo sarà invece talmente forte da produrre un generale calo dei prezzi (-0,5).

Alla base del fenomeno, spiega il report, c’è il contesto economico globale che colpisce negativamente le esportazioni europee. Ma anche qualche elemento peculiare del Vecchio Continente. “L’ottimismo dei consumatori e del settore finanziario all’interno dell’Unione Europea resta basso nonostante si siano osservati alcuni miglioramenti in fatto di stabilizzazione del settore finanziario – spiega la Commissione con un implicito riferimento alla maxi iniezione di liquidità con cui la Bce ha sostenuto (e continuerà a sostenere) il settore bancario – . La percezione del rischio sovrano si è ridotta in alcuni Paesi ma gli spread si mantengono su livelli alti e le condizioni di accesso al credito per il settore privato si sono ristrette”. Un effetto collaterale, peraltro, noto ormai da qualche tempo.

In pratica, anche se la Commissione non lo dice, è successo esattamente questo. Per ridurre la tensione sui mercati, ben rappresentata dall’esplosione dei differenziali di rendimento tra i titoli sovrani dei Paesi più solidi (la Germania) e di quelli più a rischio (tra cui Italia e Spagna), la Bce ha sbloccato la sua liquidità offrendo agli istituti di credito circa mezzo trilione di euro di prestiti all’1%. L’obiettivo, ovviamente, era di indurre le banche a investire nei titoli di Stato delle grandi economie in crisi sfruttandone rendimenti medi attorno al 5-6%. Un affare molto conveniente, che infatti si è materializzato. Solo che di fronte a questa opportunità, l’erogazione di prestiti ai privati e quindi all’economia reale si è ridotta ulteriormente perché giudicata meno conveniente e in definitiva decisamente più rischiosa. Ecco dunque l’effetto collaterale: si riduce la tensione sulla finanza pubblica, si favorisce la recessione.

Lo schema non funziona ovviamente solo sul fronte dei prestiti. Per contenere il proprio debito, infatti, i Paesi della periferia hanno dovuto aumentare la pressione fiscale, ma così facendo hanno ridotto il reddito disponibile dei cittadini e con esso la loro capacità di consumo. Un fenomeno evidente in Italia, ad esempio, ma anche e soprattutto nelle nazioni in maggiore difficoltà. In Grecia, il Pil 2011 si è contratto del 6,8% contro il -1,5% del Portogallo. In Spagna, l’economia è cresciuta dello 0,7% nell’ultimo anno mentre in Italia si è sperimentata una sostanziale stagnazione (+0,2%).

A colpire in modo particolare, nelle previsioni Ue, c’è soprattutto la decisa correzione al ribasso delle stime precedenti. A novembre, Bruxelles aveva ipotizzato una crescita totale dello 0,6% nell’Ue e addirittura dello 0,8 nell’area euro. Nello scorso mese di dicembre, la Confindustria aveva ipotizzato per l’Italia una contrazione del Pil 2012 pari all’1,6%, ovvero 0,3 punti percentuali in più di quanto stimato oggi dall’Ue. La stima precedente parlava al contrario di una crescita dello 0,2%, lo stesso valore dell’anno appena concluso.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

La Grecia segue le indicazioni di Berlino e pensa al rinvio delle prossime elezioni

next
Articolo Successivo

Il valore aggiunto del pensiero femminile

next